
07Â Ottobre 2026
Sette decenni che attraversano lâevoluzione del vino piemontese, dalla valorizzazione della Barbera alla cultura dei cru, fino allâincontro tra vino, arte, paesaggio e ospitalitĂ
Nel 1956 Michele Chiarlo, allora ventitreenne, fondava la cantina che ancora oggi porta il suo nome. Settantâanni dopo, quella storia permette di ripercorrere anche una parte significativa dellâevoluzione del vino piemontese: da unâItalia ancora profondamente agricola allâaffermazione internazionale delle Langhe e del Monferrato come territori di riferimento del fine wine italiano.
In sette decenni sono cambiati il modo di coltivare la vite, di interpretare i singoli vigneti, di raccontare il vino e di vivere il territorio. Dalla valorizzazione della Barbera dâAsti alla cultura del cru, dallâapertura ai mercati internazionali fino allâincontro tra vino, arte, paesaggio e ospitalitĂ , Michele Chiarlo ha attraversato queste trasformazioni mantenendo al centro una convinzione: un grande vino nasce innanzitutto dalla capacitĂ di riconoscere, interpretare e custodire un luogo.

DALLA BARBERA DâASTI QUOTIDIANA ALLA RICERCA DELLâIDENTITĂ
Quando Michele Chiarlo avvia la propria attivitĂ , la Barbera dâAsti è ancora prevalentemente associata al consumo quotidiano e alla tavola piemontese. Michele sceglie invece di investire sul potenziale qualitativo della denominazione, convinto che possa esprimere profonditĂ , eleganza e longevitĂ senza rinunciare alla propria identitĂ .
Tra gli anni Sessanta e Settanta prendono forma le prime sperimentazioni in vigna e in cantina e una crescente attenzione allâorigine delle uve. Nel 1978 nascono le prime selezioni di Barolo, Barbaresco e Barbera dâAsti, mentre negli anni Ottanta lâazienda introduce pratiche allora ancora poco diffuse come i diradamenti mirati, privilegiando la qualitĂ rispetto alle rese.
Beatrice Fulcheris





