di Giancarlo Pizzo

Una giornata costruita attorno al vino, ma soprattutto attorno alle persone. Tra Albugnano e Cocconato, nel cuore di quella che oggi si racconta come Riviera del Monferrato, il paesaggio diventa narrazione, la degustazione si trasforma in dialogo e il territorio prende voce attraverso chi lo vive, lo coltiva e lo immagina nel futuro.
L’intuizione dell’ evento, nasce dall’incontro di tre figure accomunate dalla volontà di fare squadra: Massimo Corrado, fondatore di Go Wine; Davide Gasperini, giovane presidente dell’Enoteca regionale di Albugnano; e Luigi Dezzani, presidente del Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato. A unirli è una visione semplice e ambiziosa al tempo stesso: presentare alla stampa di settore un progetto dinamico, capace di raccontare sinergie già avviate, prospettive future e un’identità territoriale da condividere.
L’Enoteca regionale di Albugnano come salotto del territorio
Il salotto della mattinata è l’Enoteca regionale di Albugnano, con le sue sale ampie e funzionali, il giardino ombreggiato e una vista panoramica che abbraccia colline, vigne e boschi. È qui che gli ospiti vengono accolti per entrare nel cuore della Riviera del Monferrato: un areale in cui Albugnano, con i suoi 549 metri sul livello del mare, e Cocconato, a quota 491, condividono un paesaggio vitato circondato dal verde e nutrito da terreni ricchi di minerali.
Il messaggio che emerge è chiaro: valorizzare il lavoro reciproco dei produttori, mettere al centro un patrimonio agricolo e culturale comune, coniugare tradizioni, esperienze e sapere enologico affinché i vini dell’area possano affermarsi con maggiore forza nel panorama del Monferrato, dell’Astigiano e del Piemonte.

Il tempo del Nebbiolo e la visione di Albugnano 459
A tracciare il percorso tecnico e culturale è Gianpiero Gerbi, enologo chiamato a valorizzare le peculiarità dei micro-territori e dei vitigni qui coltivati. Il suo intervento assume il passo di una vera lectio magistralis: dalla storia geologica del Mare Padano fino all’attuale identità ampelografica dell’area, Gerbi accompagna la platea in una lettura profonda del paesaggio vitivinicolo.
Nel progetto Albugnano 459, il Nebbiolo è chiamato a esprimere il territorio senza inseguire modelli esterni. La scienza enologica, sottolinea Gerbi, deve servire a valorizzare il vitigno, non a omologarlo. Da qui la scelta di macerazioni più lunghe, capaci di offrire struttura, colore e complessità, e l’idea del tempo come filo rosso dell’affinamento.
Albugnano 459 nasce per promuovere un’identità unica: Nebbiolo in purezza, almeno 18 mesi di affinamento in legno e ulteriori sei mesi in bottiglia. A rendere riconoscibile il percorso è anche l’immagine condivisa delle bottiglie Albugnano DOC, contraddistinte dalla dicitura in rilievo “Albugnano 459”.
La degustazione: vini che raccontano altitudine, suolo e memoria
L’assaggio conferma la ricchezza espressiva del territorio, mantenendo un timbro identificativo ad identificare tutti i campioni in presentati
La Barbera 2025 si presenta con frutti di bosco maturi, timo, cacao e tabacco scuro, sostenuta da un’acidità vivace e da una persistenza di buona misura.
Le due Freisa d’Asti, 2023 e 2018, mostrano invece anime differenti: la prima gioca su ciliegia matura, frutti rossi e tannini ben presenti; la seconda racconta una maturità più profonda, speziata, vinosa, con un sorso importante e persistente.

Il Nebbiolo 2024, figlio di un’annata non semplice, rivela un colore rubino lieve, profumi ancora in definizione di fragolina di bosco, note balsamiche e sfumature tostate, con un palato fresco e di medio corpo.
L’Albugnano 2020 restituisce invece con maggiore nettezza la finezza del Nebbiolo locale: frutti rossi, cenni di rosa, tannino medio e corpo consistente.
L’Albugnano 2018, proveniente dall’area di Castelnuovo Don Bosco, porta nel bicchiere evoluzione, speziatura e tannini decisi, mantenendo però equilibrio e piacevolezza di sorso.
La chiusura in dolcezza passa tramite la Freisa metodo Martinotti, vivace e immediata, con un frutto nitido che richiama la fragolina,
la Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, da mosto parzialmente fermentato, in cui fiori rossi, fragola sciroppata e sensazioni zuccherine convivono con tannini presenti e una sorprendente versatilità gastronomica.

La matrice dei suoli e l’impronta nei vini
La tavola rotonda conclusiva porta l’attenzione sulla matrice pedologica dell’areale e sulle sue ricadute sulla fisiologia della vite, sui tempi di maturazione fenolica e sull’espressione sensoriale dei vini. Albugnano poggia su formazioni marnoso-mioceniche a dominante calcarea, con carbonato di calcio, gesso, ricco di componenti solfatiche e, a seconda delle parcelle, sabbie, affioramenti tufacei e livelli argilloso-ferrosi.
Questa complessità litologica si traduce in vini dalla forte riconoscibilità: freschezza, tensione acida, verticalità gustativa, trama tannica e una progressione minerale che diventa firma del territorio.
La componente calcarea e gessosa dona precisione e salinità, le sabbie alleggeriscono e slanciano il sorso, mentre argille e ferro sostengono struttura, profondità e persistenza.
Convivialità, incontri e sapori di casa
La mattinata si chiude nel segno più autentico della convivialità. Il buffet, preparato dagli artigiani locali aderenti alla Riviera del Monferrato, porta in tavola i sapori della tradizione: vitello tonnato, lingua in salsa verde, caprini e formaggi di diverse stagionature, tartare di Fassona e pani profumati, segnati dalla fragranza del lievito madre.
Tra un assaggio e l’altro, il dialogo con i produttori e con Gianpiero Gerbi, Luigi Dezzani, Davide Gasperini e Massimo Corrado restituisce il senso più vero del progetto: non soltanto promozione, ma relazione; non soltanto vino, ma comunità. A completare l’esperienza, la presenza attenta di un sommelier AIS accompagna gli ospiti nella scoperta delle bottiglie dell’enoteca. Gelato artigianale alla pesca con amaretto, torta di nocciole certificata A.I.C. e caffè chiudono con dolcezza una prima parte di giornata che lascia il sapore concreto di un territorio in cammino.

POGGIO RIDENTE, UNA TERRAZZA SULLE VIGNE
A Poggio Ridente si arriva nel primo pomeriggio, quando la luce si posa più morbida sulle colline e la campagna sembra rallentare il passo. Luigi Dezzani, amico di lunga data del mio mentore Virgilio Pronzati, ci accoglie nella sua azienda biologica con una cordialità sobria, mai costruita. Non è soltanto l’inizio di una degustazione: è l’ingresso in una storia familiare, agricola ed enologica che si racconta senza enfasi, attraverso i luoghi, le parole e il tempo dedicato all’ascolto.
La terrazza è un enoturismo con ospitalità, degustazioni, taglieri un carnet di offerte ben strutturate anche con possibilità di conversare con Luigi in qualità di enologo, i tavolini affacciati sulle vigne, sembra sospesa davanti a un panorama che quasi non trova margine. Le colline si susseguono una dopo l’altra, ordinate e vive, mentre il silenzio della vigna accompagna il racconto. È in questo equilibrio tra paesaggio e accoglienza che Poggio Ridente rivela la propria cifra più autentica: un luogo dove il vino non viene soltanto prodotto, ma condiviso.
Dietro ogni calice, però, c’è soprattutto una famiglia che ha scelto di camminare insieme dentro le complessità della natura e della vigna.
Accanto a Luigi ci sono Cecilia Zucca, sua moglie colonna portante di Poggio Ridente, Eleonora e Maria Sole, le figlie. Eleonora, laureata magistrale in Agraria ed Enologia, porta in azienda uno sguardo contemporaneo, sensibile ai nuovi modi di bere e al desiderio crescente di consapevolezza. Mariasole, enologa, affianca questo percorso con competenza tecnica e attenzione di cantina. Luigi, forte di un’esperienza profonda e riconosciuta, resta il riferimento saldo: una presenza capace di dare misura nei momenti difficili, quando la natura cambia umore, impone attese, obbliga a scegliere. In questa alleanza tra generazioni, Poggio Ridente trova la sua voce più vera.

La degustazione:
Chiediamo di degustare l’intera produzione. La giornata è splendida, attraversata da una luce piena che rende ancora più accogliente la terrazza affacciata sulle vigne. Anche i compagni di assaggio contribuiscono al clima dell’incontro: persone affabili, curiose, pronte al confronto, capaci di trasformare la degustazione in un momento di condivisione autentica.
Cecilia ed Eleonora si alternano al tavolo con una presenza discreta ma decisiva. Cecilia, con il garbo di chi conosce a fondo la casa e ne custodisce l’anima, accompagna il racconto con misura, attenzione e calore. Eleonora porta invece l’energia lucida di una nuova generazione: competente, preparata, capace di leggere il vino non solo come prodotto, ma come linguaggio contemporaneo. Intorno a noi ci sono altri ospiti che assaporano la piacevolezza del momento. l’atmosfera si fa via via più amichevole, quasi ci si conoscesse da lunga data. È in questo clima familiare e aperto che le due donne iniziano a raccontare la loro storia, intrecciando memoria, lavoro, visione e futuro.
Piemonte DOC Pinot Nero Pinella – Spumante Rosé BIO
Il Pinot Nero nasce nella regione Pinella, a Cocconato d’Asti, da vigne coltivate in biologico. È uno spumante rosé pensato sulla finezza: una resa contenuta e una lavorazione attenta, per lasciare al vitigno la possibilità di esprimersi con grazia.
La vinificazione avviene in rosato con pressatura soffice e solo mosto fiore; la presa di spuma segue il metodo Martinotti-Charmat, con circa sei mesi sui lieviti.
Nel calice è rosa delicato, brillante. Al naso ribes e melograno, al palato immediato, pulito, invitante.
Pèt Nato MATTO – Nebbiolo Pétillant Naturel
Con il Pèt Nato MATTO il racconto cambia ritmo.
Siamo sempre nella regione Pinella, tra uve Nebbiolo coltivate in biologico, ma qui il vino cerca una strada più libera: rosato, rifermentato in bottiglia, naturale nella sua esuberanza e volutamente meno formale.
La sua storia nasce anche dallo sguardo di Eleonora che, durante gli anni di studio all’Università di Torino, intercetta con sensibilità la richiesta dei giovani consumatori: un modo di bere più consapevole, fresco, immediato e con una gradazione alcolica più contenuta. Da questa intuizione prende forma l’idea del Pét Nat.
Papà Luigi, enologo di lunga e affermata carriera, condivide il pensiero della giovane neolaureata e lo accompagna con esperienza, ascolto e curiosità. Dopo alcune sperimentazioni in cantina, nasce così Pèt Nato MATTO: un vino libero, contemporaneo, profondamente sincero, capace di unire visione giovane e sapere enologico familiare.
Eleonora, con un orgoglio misurato e sincero, ci racconta la genesi di questo vino:

Il mosto conservato a freddo viene aggiunto al vino base per avviare la rifermentazione in bottiglia: da qui nascono la sua spuma viva, il perlage sottile e il fondo naturale di lieviti, parte integrante del carattere del vino. Chiuso con tappo a corona, può essere bevuto limpido oppure leggermente agitato, lasciandolo diventare velato, opalescente, più materico e istintivo. Nel calice il colore richiama un rosa tenue e luminoso; al naso emergono piccoli frutti rossi, melograno, leggere note agrumate e una delicata fragranza di lievito. In bocca è secco, fresco, sapido, con bollicina fine ma non invadente, finale pulito e beva agile. È un vino contemporaneo, schietto e gioioso, adatto a un consumatore consapevole che cerca autenticità, leggerezza e piacere immediato.
Pinella Bianco – Riesling, Viognier e Sauvignon
Il Pinella Bianco nasce dall’incontro tra Riesling, Viognier e Sauvignon: un assemblaggio non scontato, qui ben integrato e capace di restituire un profilo fine, fresco e aromaticamente sfaccettato. La vinificazione resta essenziale e rispettosa della materia prima: vendemmia manuale, pressatura soffice e lavorazione in bianco, per preservare fragranza, acidità e note varietali.
Nel calice si presenta giallo paglierino con riflessi verdolini. Al naso è fine e progressivo, con richiami di fiori bianchi, agrumi, frutta a polpa bianca e una nota minerale. Al palato è equilibrato e sapido, una buona freschezza e, leggermente agrumata.
Pinella Viognier – Piemonte DOC
Il Viognier di Pinella vitigno trapiantato sulle colline di Cocconato d’Asti. La vinificazione è in bianco, con fermentazione spontanea a temperatura controllata e un breve bâtonnage che aggiunge corpo e morbidezza senza appesantire.
Al calice si percepisce acacia, cenni limone, salvia e albicocca. Al palato è caldo, per via della buona gradazione alcolica una discreta freschezza e una buona sapidità. In finale agrumi e albicocca matura.
Barbera – Vigneto Vallìa BIO
La Barbera del vigneto Vallìa nasce da vigne biologiche e da una vinificazione tradizionale: macerazione breve, circa 8-10 giorni, e permanenza in acciaio. È una Barbera che si riconosce al sorso immediata, e
rubino intenso; naso di frutta rossa fresca, In bocca è schietta, di buona freschezza come si conviene, invoglia a tornare al bicchiere.

Piemonte DOC Albarossa del Marusè
L’Albarossa del Marusè è il mio vino preferito, forse perché porta dentro di sé una storia di incontri con il Prof. Vincenzo Gerbi.
Nasce dall’incrocio tra Barbera e Nebbiolo di Dronero, reimpiantato nel 2000 nella vigna dell’ultimo Marusè del paese, su terreno calcareo-sabbioso a circa 400 metri di altitudine.
Dopo la macerazione e la fermentazione malolattica, affina per 12 mesi in barrique e tonneaux di secondo e terzo passaggio. Nel calice è rubino intenso, compatto, profondo. Al naso arrivano frutta rossa, bacche di bosco e spezie leggere; in bocca è morbido, ampio, avvolgente, con una struttura che sostiene senza irrigidire. È un vino di memoria e identità. Ci siamo dilungati un poco, ma Luigi Dezzani ci ha resi partecipi della figura del Marusè , ovvero il sensale dei matrimoni nell’ astigiano, anche in questo caso a significare un attaccamento alle tradizioni da parte di Poggio Ridente.
Ruchè di Castagnole d’Asti DOCG – Vigna San Marziano
Il Ruchè di Vigna San Marziano nasce a Viarigi d’Asti, intorno alla piccola chiesetta romanica che dà nome al vigneto. È un vitigno antico, semi-aromatico, legato in modo profondo all’area di Castagnole Monferrato, e porta nel bicchiere un’impronta immediatamente riconoscibile.
Il colore è rubino vivo con riflessi violacei. Il profilo olfattivo è intenso e varietale: la rosa, il lampone e la fragolina di bosco emergono in sequenza con naturalezza, sostenuti da una trama aromatica ricca di, molecole che contribuiscono alla riconoscibilità del vitigno e ne prolungano la persistenza nel bicchiere. In bocca il Ruchè conferma questa impronta semi-aromatica con un sorso avvolgente, speziato e continuo, dove l’esuberanza aromatica si integra a una tannicità sottile e a una chiusura lunga, quasi balsamica, capace di lasciare una traccia netta e memorabile.

Barbera – San Sebastiano BIO
La Barbera San Sebastiano nasce nell’omonimo vigneto di Cocconato d’Asti, coltivato in biologico. Qui la Barbera prende un passo più profondo: la macerazione è più lunga, circa 20-25 giorni, e l’affinamento prosegue per 12 mesi in barrique e tonneaux di secondo e terzo passaggio.
Nel bicchiere è rubino intenso con cenni granato. Il naso è complesso e pieno: frutta rossa, ciliegia, vaniglia, spezie leggere e una nota mentolata discreta. In bocca è caldo, elegante, autorevole, sostenuto da una freschezza viva che ne allunga il sorso.
È una Barbera importante; come avremo poi modo di condividere con i colleghi durante la degustazione al Cannon d’oro in Cocconato.
Viorange – Viognier macerato BIO
Anche qui il dialogo tra generazioni diventa decisivo. Eleonora e Maria Sole, conoscendo da vicino le nuove sensibilità dei consumatori moderni, sempre più orientati verso vini riconoscibili, autentici e capaci di raccontare un’identità, condividono con mamma Cecilia e papà Luigi l’idea di dare forma a un orange wine profondamente personale. Non una semplice scelta di stile, ma una dichiarazione di appartenenza: un vino che guarda al presente senza recidere il filo con la memoria contadina.
Viorange è il Viognier macerato dell’azienda, un vino bianco che sceglie la strada antica del contatto prolungato con le bucce. Circa 30 giorni di macerazione, nessuna filtrazione e affinamento in cemento gli danno colore, materia e profondità.
Il colore è rame chiaro con sfumature ambrate.
Al naso è ricco: timo, erbe aromatiche, pera, mela cotogna, agrumi. In bocca è intenso, minerale, vivo, con un tannino fine e gentile che gli dà carattere.
La Vagabonda – Vino aromatizzato bianco BIO
La Vagabonda nasce dalla passione familiare per le erbe e dal desiderio di interpretare, con una voce personale, la tradizione dei vini aromatizzati / vermouth.
La Vagabonda parte dal Viorange, il Viognier macerato biologico di casa Poggio Ridente: un vino già ricco di struttura, profondità e sfumature aromatiche. Da qui nasce una ricetta che profuma di famiglia e di territorio. Al vino viene infatti aggiunta un’infusione in grappa della distilleria Bosso, realtà legata alla Riviera del Monferrato che avremmo poi ritrovato durante la cena al Cannon d’Oro, insieme a una selezione di venti erbe e spezie. Lo zucchero di canna completa l’equilibrio, senza togliere personalità a una bevanda che sembra voler raccontare, sorso dopo sorso, il piacere della sperimentazione condivisa.

Durante l’assaggio ci siamo divertiti, sotto l’attento sguardo di Eleonora, a cercare di individuare alcune delle botaniche presenti: cardamomo, zenzero, chiodi di garofano, scorze di agrumi, fava tonka e altri richiami aromatici più sfumati. La cannella compare con misura, appena accennata, anche perché Luigi non la ama particolarmente e preferisce che resti in sottofondo, senza dominare il bouquet. Il risultato è una bevanda profumata, libera, curiosa, sospesa tra note erbacee, spezie dolci, agrumi e la profondità del vino macerato.
Le ore scorrono leggere, tra calici condivisi, domande, racconti e piccoli scambi di esperienza che trasformano la degustazione in un incontro vero. È il momento in cui il tempo passato insieme trova la sua naturale conclusione: ci si alza dal tavolo con la sensazione di aver condiviso non solo dei vini, ma un frammento di vita familiare e di territorio. L’auto rossa di Luigi è già pronta ad accompagnarci verso la terrazza del Cannon d’Oro. Là, insieme ai colleghi, ci attende una nuova tappa del racconto: una masterclass dedicata alla Barbera di Cocconato, occasione per approfondire ancora una volta il legame tra vino, territorio e persone.
Sulla terrazza del Cannon d’Oro, la Barbera d’Asti racconta Cocconato
Nove calici, nove annate e un solo filo conduttore: la voce autentica della Riviera del Monferrato
C’è un momento, nelle degustazioni, in cui il vino smette di essere soltanto un assaggio e diventa racconto.
È accaduto sulla terrazza del Cannon d’Oro di Cocconato, storico ristorante fondato nel 1876 e affacciato sulle colline astigiane, dove il paesaggio sembra accompagnare ogni calice con la discrezione delle cose vere. Al termine delle esperienze pomeridiane, produttori, e giornalisti si sono ritrovati davanti al panorama della Riviera del Monferrato per una masterclass dedicata alla Barbera d’Asti DOCG, guidata dal giornalista enogastronomico Leonardo Romanelli.
La cornice non era un semplice sfondo. Cocconato, borgo collinare del Monferrato astigiano, è da tempo identificato come “Riviera del Monferrato” per il suo clima mite, le esposizioni luminose e l’altitudine prossima ai 500 metri. Qui la Barbera trova una delle sue espressioni più riconoscibili: fresca, viva, popolare nel senso più nobile del termine, capace di parlare tanto alla tavola quotidiana quanto alla degustazione più tecnica.
La selezione proposta ha riunito nove Barbera d’Asti DOCG di annate diverse, provenienti da cantine e aree di pertinenza differenti. Ogni vino ha portato con sé una filosofia produttiva: l’acciaio per custodire il frutto e la tensione acida, la bottiglia per lasciare parlare il tempo, il legno per aggiungere profondità senza cancellare l’identità del vitigno. Ne è nato un confronto corale, dove le differenze non dividono, ma aiutano a comprendere meglio la ricchezza di un territorio.

Il percorso di degustazione
La sequenza, ottimamente organizzata dalla mente poliedrica di Massimo Corrado per Go Wine, è stata costruita per accompagnare il degustatore da vini più freschi, fragranti e verticali verso campioni progressivamente più maturi, complessi e persistenti. Non una degustazione didattica, ma un incontro vivo: i produttori sedevano in tavolata davanti agli operatori e ogni bottiglia, stappata al momento, veniva condivisa e presentata direttamente da chi quel vino lo aveva pensato, seguito e portato nel calice. . L’acciaio conserva il frutto e la vivacità acida, mentre gli affinamenti in legno o in bottiglia introducono profondità, rotondità e maggiore articolazione gustativa
Al termine di ogni racconto interveniva Leonardo Romanelli, con la sapienza di chi conosce il vino e sa vivere il momento: la sua degustazione, condotta con sensibilità e competenza, ha aiutato ciascuno a riconoscere non solo le tipicità ben note della Barbera d’Asti DOCG, ma anche sfumature, note varietali, ricordi e suggestioni capaci di trasformare l’assaggio in esperienza condivisa. In questo clima di partecipazione, ha fatto particolarmente piacere assistere alla prima esposizione pubblica di Eleonora Dezzani, accolta sotto lo sguardo attento e benevolo del padre Luigi, in un passaggio generazionale che ha dato alla masterclass una nota umana ancora più intensa. È stato un grande momento collegiale, suggellato al termine da un applauso corale, prima del piccolo cadeau goloso offerto dal Consorzio Riviera del Monferrato.
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1 Cantina Nicola 2025 — Barbera d’Asti
Affinata in acciaio, questa Barbera apre la degustazione con un profilo giovane e immediato. Il colore è porpora, rosso intenso e limpido. Al naso prevalgono ciliegia matura, piccoli frutti rossi, leggere sensazioni floreali di viola ed erbe aromatiche. In bocca mostra acidità viva, buona freschezza e una persistenza pulita, capace di introdurre con chiarezza il carattere più diretto del vitigno
2. Maciot 2024 — Barbera d’Asti
L’affinamento in acciaio mantiene il vino su registri fragranti e diretti. Alla vista presenta un rubino brillante con riflessi violacei. Il profilo olfattivo è vinoso, con richiami di ciliegia, amarena fresca e frutti di bosco. Al palato è agile e sapido, sostenuto da acidità ben presente e da un tannino leggero, con chiusura fresca e scorrevole.

3 Poggio Ridente 2024 — Barbera d’Asti
Da uve biologiche coltivate nella zona di Vallìa a Cocconato d’Asti, questa Barbera affina per alcuni mesi in acciaio. Il colore è rosso rubino profondo; al naso emergono frutta rossa fresca, ciliegia, prugna giovane, sensazioni vinose e una delicata sapidità. In bocca è corrispondente, fresca, elegante ed equilibrata, con buona struttura e finale coerente sul frutto.
4 Marovè 2023 — Barbera d’Asti
Il campione introduce una lettura più evoluta rispetto alle annate più giovani. La macerazione carbonica del grappolo intero contribuisce a un profilo aromatico espressivo e immediato. Alla vista si attende un rubino più pieno; al naso può esprimere ciliegia matura, prugna, frutti rossi sotto spirito e leggere note speziate. In bocca risulta interessante per rotondità, maturità del frutto, equilibrio tra acidità e morbidezza e buona persistenza aromatica.
5 Duveis 2022 — Barbera d’Asti
La macerazione di 15 giorni sulle bucce e l’affinamento in acciaio restituiscono una Barbera con maggiore evoluzione aromatica. Il colore è rubino intenso; al naso si riconoscono frutta rossa matura, amarena, prugna, note vinose e accenni speziati. Al palato emergono corpo, freschezza residua, morbidezza e profondità, con sensazioni più calde e avvolgenti rispetto ai vini più giovani.
6 465 2018 — Barbera d’Asti
Affinata in acciaio e bottiglia, questa interpretazione mostra il volto più evoluto e profondo della degustazione. Proveniente da vigneto a quota elevata, presenta un rubino fitto con riflessi evoluti. Al naso emergono lampone, ribes, ciliegia, amarena, fragolina, sottobosco e leggere note terrose. In bocca è possente ma dinamica, con acidità ancora viva e frutto profondo.
7 San Sebastiano 2021 — Barbera d’Asti Superiore
Il San Sebastiano porta nel percorso il tema dell’affinamento in legno, con 12 mesi in barrique e possibile uso di barrique e tonneaux. Il colore è rubino intenso. Al naso unisce frutta rossa matura, ciliegia, leggere note di vaniglia, spezie discrete e cenni mentolati. Al palato è più strutturato, con maggiore corpo, morbidezza e persistenza; il legno aggiunge rotondità e complessità senza coprire la freschezza tipica della Barbera.

8 Cantina Nicola 2021 — Barbera d’Asti Superiore
La versione Superiore di Cantina Nicola esprime un profilo più maturo e strutturato rispetto alla Barbera giovane della stessa realtà. L’affinamento in botte di rovere accompagna una materia più concentrata, con colore rubino carico, profumi di ciliegia matura, prugna, frutta rossa evoluta e leggere sfumature speziate. In bocca mostra maggiore struttura, rotondità e persistenza, con acidità equilibrata e finale più ampio.
9 Cocconito 2021 – Barbera d’Asti
La chiusura del percorso è affidata a una Barbera d’Asti Superiore legata al territorio di Cocconito e a suoli calcareo-argillosi. L’affinamento prevede almeno un anno in tonneaux di rovere, seguito da un periodo in bottiglia. Il colore è rubino profondo; al naso emergono frutta rossa matura, ciliegia sotto spirito, prugna, spezie fini e leggere sensazioni minerali. Al palato è strutturata, intensa e persistente, con buona freschezza e materia importante.
Una lettura complessiva
Nel confronto emerge una Barbera d’Asti capace di cambiare ritmo senza perdere identità. Le versioni in acciaio puntano su immediatezza, frutto e freschezza; quelle più evolute aggiungono complessità, profondità e maggiore rotondità. Il risultato è un itinerario che racconta non solo il vitigno, ma anche il ruolo del territorio, dell’annata e delle scelte di cantina nella costruzione del profilo sensoriale del vino.

Tra i Calici della Riviera del Monferrato: un viaggio tra vino, territorio e umanità
Terminata la master class dedicata alla Barbera, la giornata è proseguita nel segno della convivialità e dell’incontro autentico. Giornalisti e produttori si sono ritrovati nell’elegante salone del ristorante Cannon d’Oro di Cocconato, dove una raffinata mise en place e un ricco banco di degustazione con tutte le etichette dei produttori della Riviera del Monferrato hanno fatto da cornice a una serata densa di emozioni, racconti e condivisione.
Lontano dalla formalità degli appuntamenti ufficiali, il vino è diventato il linguaggio comune capace di unire persone, storie e sensibilità diverse. Al nostro tavolo sedevano alcuni dei produttori protagonisti dell’evento che, con spontanea generosità e autentico spirito di accoglienza, hanno versato personalmente nei calici degli ospiti le loro creazioni, raccontando attraverso ogni bottiglia il lavoro in vigna, le tradizioni familiari e il profondo legame con la propria terra. Ogni assaggio diventava così una storia, ogni brindisi un’occasione per conoscere più da vicino l’anima del Monferrato.
A fare da prezioso filo conduttore della serata sono stati Luigi Dezzani e Massimo Corrado che, con esperienza, competenza e grande capacità di relazione, hanno saputo collegare i diversi tavoli in una fitta trama di conversazioni, favorendo il dialogo tra produttori, giornalisti e appassionati. Un clima informale e partecipato che ha trasformato la cena in un vero e proprio momento di confronto culturale oltre che enogastronomico.
A rendere ancora più speciale l’incontro è stato il menù, servito con grazia ed eleganza dallo staff del ristorante. Il percorso gastronomico si è aperto con una delicata tartare di Fassona accompagnata da primo sale e salsa verde, per proseguire con morbidi gnocchi di patate al pesto di pistacchi e concludersi con una raffinata panna cotta alla pesca ripiena. La varietà delle portate ha consentito di sperimentare numerosi abbinamenti con i vini in degustazione, offrendo continui spunti di dialogo e approfondimento. Attorno ai tavoli si sono sviluppate vivaci conversazioni enogastronomiche nelle quali produttori e giornalisti hanno condiviso impressioni, esperienze e visioni sul patrimonio vitivinicolo di questo angolo straordinario del Piemonte.

Tra un assaggio e l’altro, il clima di autentica convivialità ha favorito nuovi incontri e consolidato relazioni già esistenti, confermando come il vino sia molto più di un prodotto: è cultura, memoria, identità e condivisione. A suggellare la conclusione della giornata sono stati il caffè, il Vermouth La Vagabonda e la grappa della Distilleria Bosso, espressioni autentiche della tradizione locale, gentilmente offerti dai produttori. Un ultimo brindisi che ha racchiuso lo spirito dell’intera esperienza: accoglienza, condivisione e orgoglio per le eccellenze del Monferrato.
In ogni calice emergeva il forte legame con il territorio: un Monferrato autentico, generoso e accogliente, dove il vino diventa ambasciatore della cultura locale, dei paesaggi vitati, delle tradizioni tramandate nel tempo e della straordinaria umanità delle persone che lo abitano e lo valorizzano ogni giorno. Un territorio che non si limita a produrre eccellenze, ma le trasforma in racconti capaci di emozionare e creare relazioni.
A completare questa intensa esperienza è stata la suggestiva Locanda Martelletti, storico palazzo nobiliare nel cuore di Cocconato, che ha accolto gli ospiti nelle sue camere eleganti e confortevoli. Un luogo ricco di fascino, dove storia, ospitalità e cura dei dettagli hanno rappresentato il naturale approdo dopo una giornata tanto intensa quanto coinvolgente.
La permanenza nella dimora storica ha rappresentato il sigillo finale di un percorso che è andato ben oltre la degustazione di grandi vini. Il Monferrato si è raccontato attraverso i suoi paesaggi, i suoi prodotti, i suoi protagonisti e soprattutto attraverso la generosità delle persone incontrate. Dalle vigne ai calici, dalla tavola alle conversazioni della sera, ogni momento ha contribuito a costruire un racconto corale fatto di passione, appartenenza e valori condivisi.
Più che una semplice trasferta enogastronomica, è stato un viaggio nell’anima di un territorio che continua a distinguersi non soltanto per la qualità delle sue produzioni, ma anche per la capacità di accogliere, creare relazioni e trasmettere emozioni autentiche. Un’esperienza nella quale vino, gastronomia, cultura e umanità si sono intrecciati armoniosamente, lasciando nei partecipanti il ricordo vivo di una terra generosa e di una comunità che, attraverso le proprie eccellenze, sa ancora raccontare il significato più profondo dell’ospitalità.






