
17 giugno 2026
La denominazione veneta vive una forte ascesa internazionale, sostenuta dal ritorno dei consumatori verso vini bianchi freschi e di carattere. La cantina di Mezzane di Sotto (VR) risponde con una scelta di campo netta: dalla Garganega biologica in purezza al Recioto da meditazione, tre interpretazioni che raccontano l’anima intera del Soave. C’è un dato che racconta meglio di ogni altro il cambiamento in atto nei calici di tutto il mondo: nell’ultimo decennio l’incidenza dei vini bianchi sulla produzione nazionale italiana è salita dal 47% al 60% del totale, mentre i rossi sono scesi dal 51% al 37% (BusinessOnLine). Un riequilibrio strutturale, non passeggero, confermato dai numeri più recenti.
Secondo i dati Valoritalia aggiornati al 31 dicembre 2025, infatti, nell’arco dell’anno i vini bianchi fermi sono cresciuti del 2,7% e gli spumanti dell’1%, mentre i rossi hanno registrato un calo superiore al 13%. I nuovi trend di mercato premiano vini freschi, sapidi e dal moderato contenuto alcolico, esattamente il profilo in cui il Soave eccelle.
Il Soave: il bianco veronese protagonistaIn questo scenario, il Soave, il bianco veronese per eccellenza, prodotto sulle colline a est di Verona, vive un momento particolarmente florido.
Nato dalla Garganega, vitigno autoctono dalla straordinaria versatilità, è storicamente tra le denominazioni di bianco fermo più importanti d’Italia e sicuramente la principale della provincia di Verona.
La sua forza è oggi sempre più internazionale: tra i mercati esteri più dinamici per la denominazione figurano, accanto all’Italia, quello tedesco, britannico e canadese, dove cresce costantemente la richiesta di vini freschi, sapidi e dal moderato contenuto alcolico. Un profilo enologico a cui il Soave risponde con naturalezza, offrendo bianchi di carattere, versatili e capaci di esprimere lo spirito di un territorio: caratteristiche che ne fanno un ambasciatore ideale dello stile veronese nel mondo.
I tre volti della Garganega secondo Ilatium Morini
La cantina veronese nel suo catalogo declina il Soave in tre interpretazioni che ne raccontano l’intero spettro espressivo.
Il Soave DOC Biologico (Garganega in purezza) è la versione più immediata e cristallina: paglierino tenue, naso fresco di fiori e frutta a polpa bianca con sentori mentolati di erbe aromatiche e una progressione pulita al palato che si chiude su un finale di mandorla amara, il segno riconoscibile della Garganega. Si accompagna con eleganza a piatti come branzino al cartoccio, risotto ai gamberi e piselli o ravioli di ricotta e spinaci.
Il Soave DOC “Le Calle” (Garganega in purezza) rappresenta invece la dimensione più strutturata e longeva della denominazione: nasce da vigneti trentennali allevati a pergola su suoli calcareo-argillosi tra Mezzane di Sotto e la Val d’Illasi, sopra i 100 metri di altitudine. Dopo un appassimento di 30-40 giorni e una macerazione in pressa, fermenta in acciaio a temperatura controllata. Giallo paglierino intenso e luminoso, sprigiona profumi di pesca gialla, mela cotogna e bergamotto con ricordi di frutta esotica. Al palato è morbido, intenso e avvolgente, con un’acidità calibrata nel finale e ottime capacità di evoluzione in bottiglia. Ideale su ravioli di magro al burro e salvia, risotto ai frutti di mare, lasagnette agli asparagi o coniglio al forno.
A chiudere il trittico il Recioto di Soave DOCG “Sette Dame” (Garganega in purezza). Frutto di un appassimento di 90-120 giorni e di 36 mesi di affinamento in botti di rovere francese da 500 litri, si presenta di un giallo dorato brillante, con sentori di datteri, frutta esotica matura e miele. Dolce e morbido al palato, regala una persistenza lunga e un finale di caramello. Un autentico vino da meditazione, che dà il meglio di sé con dolci come tortino di mele e torta sbrisolona, o in abbinamento a formaggi stagionati con confetture.
Lo sguardo verso i bianchi è una scelta di campo che la cantina ha portato con coerenza anche all’ultima edizione di Vinitaly 2026: Ilatium Morini ha messo i bianchi al centro della propria proposta. Non una risposta alle mode, ma l’esito naturale di oltre sessant’anni di lavoro sul territorio.
“Ilatium tra le Vigne” 2026: il Soave si racconta tra i filariE proprio il Soave sarà tra i protagonisti dell’estate in cantina. Si parte venerdì 26 e sabato 27 giugno con i primi due appuntamenti di “Ilatium tra le Vigne” 2026: sette serate nei weekend, da giugno ad agosto, in cui dalle 19.30 i vigneti di Mezzane di Sotto si trasformano in un teatro a cielo aperto per degustazioni al tramonto. La formula è semplice e conviviale: calici tra i filari, i food truck di turno e la quiete delle colline a fare da cornice.
Nel bicchiere, in primo piano, il Soave, autentico biglietto da visita del territorio, da assaporare proprio lì dove nasce.
Ad affiancarlo le altre etichette della casa in un percorso che celebra quest’anno la vocazione della cantina ai grandi bianchi e alle bollicine di carattere.





