
21Aprile 2025
Vignamaggio annuncia due nuovi ingressi: Lucia Minoggio (Head of Winery & Cellar Master) e Andrea Dondoli (Wine and Olive Agriculture Manager,. e avvia una nuova fase del proprio percorso con un obiettivo chiaro: costruire un modello produttivo integrato, capace di mettere in relazione vigneto, cantina e mercato in modo coerente e continuativo. In questa direzione si inserisce il rafforzamento del team tecnico con l’ingresso di Lucia Minoggio, Head of Winery & Cellar Master, e Andrea Dondoli, Wine & Olive Agriculture Manager, chiamati a contribuire alla definizione e all’attuazione di una visione fondata su qualità, sostenibilità agronomica e lettura contemporanea del Sangiovese.
In un contesto segnato dal cambiamento climatico, dall’evoluzione dei consumi e da una crescente complessità gestionale, l’azienda avvia una revisione del proprio modello organizzativo per rafforzare coerenza e direzione lungo tutta la filiera produttiva. Il punto di partenza è superare una gestione frammentata delle diverse fasi e costruire un sistema più integrato. Un passaggio necessario per una realtà come Vignamaggio, tenuta di 400 ettari tra Greve e Panzano in Chianti, dove la produzione vitivinicola si inserisce in un progetto agricolo più ampio che comprende uliveti, boschi, colture, allevamento e ospitalità diffusa.
La sfida: vigneti resilienti per un clima che cambia
Il punto di partenza è il vigneto. Vignamaggio dispone di un patrimonio genetico di Sangiovese di grande qualità, selezionato nel tempo e oggi base solida su cui costruire il futuro produttivo, che deve confrontarsi con un contesto in rapido cambiamento. La variabilità climatica crescente, la necessità di contenere i costi di produzione, la carenza di manodopera: sono queste le sfide che ridefiniscono l’approccio agronomico. La risposta dell’azienda si articola su tre assi: l’avvio di un progetto di viticoltura di precisione basato su uno studio pedologico approfondito dei suoli, che consentirà di modulare in modo georeferenziato gli interventi agronomici, dalla concimazione alla difesa fitosanitaria; l’estensione dell’irrigazione di soccorso nei vigneti, non per forzare la produzione ma per garantire equilibrio qualitativo delle uve nelle annate siccitose; e la pianificazione dei nuovi impianti e delle ristrutturazioni con un’ottica di lungo periodo, valorizzando il Sangiovese come varietà identitaria della denominazione.
A guidare questo percorso è Andrea Dondoli, diploma di enotecnico e laurea in Viticoltura ed Enologia all’Università di Firenze, con esperienze maturate nelle principali realtà vitivinicole toscane e una significativa parentesi nel gruppo Simonit&Sirch, punto di riferimento internazionale per la gestione fisiologica della potatura. La sua visione è orientata alla longevità del vigneto: un’attenzione particolare alla potatura, alla gestione del verde e ai sesti di impianto, con un’impostazione moderna che punta all’equilibrio vegeto-produttivo come premessa indispensabile alla qualità. “Siamo in un momento storico in cui cambia il mondo e cambia il clima. La mia filosofia è progettare vigneti il più possibile versatili: resilienti rispetto ai cambiamenti climatici, sostenibili nei costi, governabili anche di fronte alla crescente carenza di manodopera.”
La direzione: Sangiovese in purezza, identità territoriale, dialogo con il mercato
Vignamaggio sceglie di concentrare la propria identità produttiva sul Sangiovese, con un approccio stilistico che privilegia eleganza e purezza espressiva, lontano dai blend e dalle strutture muscolose di una certa tradizione. Questa filosofia si declina in tre interpretazioni — Chianti Classico DOCG Terre di Prenzano, Chianti Classico Riserva DOCG Gherardino e Chianti Classico Gran Selezione DOCG Monna Lisa — ciascuna con un proprio profilo e un proprio posizionamento.
A raccordare cantina, vigneto e mercato è Lucia Minoggio, laureata in Enologia all’Università di Firenze, che entra in Vignamaggio con il ruolo di Head of Winery & Cellar Master. Il suo mandato è quello di garantire continuità e coerenza tra le scelte agronomiche, le decisioni di cantina e le esigenze commerciali — tre mondi che trovano in lei un punto di sintesi e di direzione comune. La scelta di affidarsi a una figura tecnica, e non prettamente commerciale, per questo ruolo è essa stessa un segnale: il prodotto al centro, la qualità come punto di partenza. “Il vino è l’espressione del lavoro che viene fatto per mantenere e valorizzare un territorio, e questo territorio, dal punto di vista orografico, non è semplice da gestire. C’è un grande entusiasmo nel comunicare l’unicità di questo luogo e del lavoro che svolgiamo, e vogliamo che il consumatore lo ritrovi nel bicchiere.”
Vignamaggio è tra le 33 aziende fondatrici del Consorzio Chianti Classico, presente sul territorio senza interruzioni dal XIV secolo. “Eravamo qui 700 anni fa e siamo ancora qui. La nostra ambizione è chiara: riportare Vignamaggio tra le prime aziende che vengono in mente quando si pensa al Chianti Classico.”
Alice Deboli





