
16 Settembre 2026
A Gubbio inaugura la prima collezione internazionale dell’olivo creata dal CNR-IBBR che riunisce in un unico sito il patrimonio di 850 genotipi di olivo provenienti da 32 Paesi: la raccolta più ampia per varietà di provenienze mai realizzata in un solo luogo trova casa in Umbria per essere studiata e conservata nel tempo.
Il progetto sarà presentato venerdì 18 settembre con un convegno a Gubbio.

Nasce in Umbria Domus Olear∑, la collezione internazionale dell’olivo promossa dal Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Bioscienze e BioRisorse (CNR-IBBR) insieme all’Azienda Agricola Di Murro. Non un semplice impianto sperimentale, ma la prima traduzione fisica di un lavoro di catalogazione genetica che ha attraversato una banca dati internazionale di oltre 10.000 genotipi di olivo: un patrimonio che trova ora un indirizzo, una terra, un custode.
Il progetto sarà presentato venerdì 18 settembre a Gubbio, con un convegno, patrocinato dalla Regione Umbria e dal Comune di Gubbio, a cui farà seguito il taglio del nastro e la visita guidata alla collezione.
Il progetto
Domus Olear∑ riunisce oltre 850 genotipi unici, provenienti da 32 Paesi olivicoli, includendo un patrimonio di oltre 400 genotipi di olivo selvatico e sottospecie: insieme costituiscono oggi una raccolta di accessioni geneticamente certe, moltiplicate per seme ed innesto e messe a dimora su oltre dieci ettari di terreno umbro, in località Montelovesco. È la prima volta che un patrimonio di questa ampiezza smette di essere un dato digitale custodito in un server e diventa un paesaggio percorribile: filari che si possono attraversare, stagioni che si possono osservare, una biodiversità che si può, letteralmente, toccare.
Il nome stesso racconta la vocazione del progetto: una “Domus”, una casa comune per gli olivi del mondo, in cui il simbolo ∑ rappresenta la sommatoria di tutte le accessioni che contribuiranno, nel tempo, ad arricchire questo patrimonio condiviso.La ricerca scientifica
Dietro ogni pianta c’è un lavoro di caratterizzazione molecolare condotto dal CNR-IBBR di Perugia, sotto la responsabilità scientifica di Soraya Mousavi e quella tecnica di Roberto Mariotti, nell’ambito del progetto Omibreed e con il sostegno dei programmi REACH-XY e Bexyl. La ricerca ha permesso di distinguere decine di casi di omonimia e sinonimia varietale — piante che portavano lo stesso nome pur essendo diverse, o nomi diversi per la stessa pianta — grazie a marcatori genetici avanzati, alcuni sviluppati appositamente per questo lavoro: un metodo che restituisce, per la prima volta su questa scala, un’identità certa a ciascuna pianta.
Un patrimonio che il CNR-IBBR mette a disposizione, insieme a decine di collaborazioni già attive con enti pubblici e privati, per i programmi di breeding e di genome editing che orienteranno il miglioramento genetico dell’olivo su scala mondiale. A rafforzare la dimensione internazionale del progetto è anche l’assegnazione alla collezione del codice identificativo FAO IT481, che ne consente l’inserimento nei circuiti internazionali e apre la strada a nuove collaborazioni con enti e centri di ricerca di tutto il mondo.
Il luogo della collezione
La scelta dell’Umbria non è casuale. Regione che ha fondato gran parte della propria identità agricola e gastronomica sull’olivo, l’Umbria diventa ora anche il luogo fisico in cui si custodisce la memoria genetica di questa pianta a livello mondiale. Le stesse condizioni climatiche e pedologiche del territorio di Gubbio permetteranno di osservare, fianco a fianco, la risposta di centinaia di varietà diverse agli stress climatici e ai patogeni, in quello che i ricercatori definiscono un laboratorio a cielo aperto.
La ricerca scientifica
Dietro ogni pianta c’è un lavoro di caratterizzazione molecolare condotto dal CNR-IBBR di Perugia, sotto la responsabilità scientifica di Soraya Mousavi e quella tecnica di Roberto Mariotti, nell’ambito del progetto Omibreed e con il sostegno dei programmi REACH-XY e Bexyl. La ricerca ha permesso di distinguere decine di casi di omonimia e sinonimia varietale — piante che portavano lo stesso nome pur essendo diverse, o nomi diversi per la stessa pianta — grazie a marcatori genetici avanzati, alcuni sviluppati appositamente per questo lavoro: un metodo che restituisce, per la prima volta su questa scala, un’identità certa a ciascuna pianta.
Un patrimonio che il CNR-IBBR mette a disposizione, insieme a decine di collaborazioni già attive con enti pubblici e privati, per i programmi di breeding e di genome editing che orienteranno il miglioramento genetico dell’olivo su scala mondiale. A rafforzare la dimensione internazionale del progetto è anche l’assegnazione alla collezione del codice identificativo FAO IT481, che ne consente l’inserimento nei circuiti internazionali e apre la strada a nuove collaborazioni con enti e centri di ricerca di tutto il mondo.
Il luogo della collezione
La scelta dell’Umbria non è casuale. Regione che ha fondato gran parte della propria identità agricola e gastronomica sull’olivo, l’Umbria diventa ora anche il luogo fisico in cui si custodisce la memoria genetica di questa pianta a livello mondiale. Le stesse condizioni climatiche e pedologiche del territorio di Gubbio permetteranno di osservare, fianco a fianco, la risposta di centinaia di varietà diverse agli stress climatici e ai patogeni, in quello che i ricercatori definiscono un laboratorio a cielo aperto.
La presentazione del 18 settembre
Domus Olear∑ sarà presentata ufficialmente venerdì 18 settembre a Gubbio, con una giornata articolata tra la Sala Trecentesca di Piazza Grande e il podere di Montelovesco.
Ad accogliere gli ospiti in Piazza Grande sarà un’installazione realizzata ad hoc dagli organizzatori: un cuore verde, formato da olivi. Dopo i saluti istituzionali dell’Amministrazione Comunale di Gubbio, sono previsti gli interventi di Raffaella Maria Balestrini, Direttore del CNR-IBBR rappresentata da Fulvio Pupilli, responsabile della sede di Perugia, di Soraya Mousavi, responsabile scientifico del progetto, del Direttore Beniamino Gioli e della ricercatrice Chiara Piccini per il CNR-IBE, di Maria Saponari, responsabile per il CNR dei tre progetti sopracitati del CNR-IPSP, e di Silvano Di Murro, titolare dell’Azienda Agricola Di Murro e custode della collezione. Seguiranno gli interventi istituzionali di Silvano Fares, Direttore del Dipartimento DISBA del CNR, e di Graziano Antonielli, Dirigente Autorità di Gestione per la Regione Umbria. A moderare gli interventi, Roberto Mariotti, responsabile tecnico del progetto.
Nel pomeriggio i partecipanti si trasferiranno alla collezione di Montelovesco per il taglio del nastro, la dedica di un’antica varietà di olivo umbro al Ricercatore del CREA da poco scomparso, Giorgio Pannelli, e le visite guidate; la giornata si concluderà con un aperitivo al tramonto, tra i filari appena messi a dimora.
Domus Olear∑ nasce come punto di partenza, non di arrivo: un lavoro organico e multidisciplinare in cui la ricerca pubblica, le esigenze delle imprese agricole e le competenze dei diversi campi convergono in un progetto comune, a sostegno della biodiversità e del contesto socioeconomico locale, nazionale e internazionale.
L’iniziativa è patrocinata da Regione Umbria e Comune di Gubbio ed è sostenuta, tra gli altri, dai progetti Bexyl, REACH-XY e Omibreed.
I

l valore
Il valore della collezione oltrepassa la ricerca genetica in senso stretto. Sul piano agronomico, la possibilità di selezionare genotipi resistenti e adattabili significa sostenibilità della filiera e sicurezza del reddito per gli olivicoltori di fronte ai cambiamenti climatici. Sul piano gastronomico, lo studio dei metaboliti secondari apre alla possibilità di sviluppare oli di qualità superiore, in un settore, quello dell’extravergine, in cui la qualità della materia prima resta il primo ingrediente. Sul piano internazionale, Domus Olear∑ custodisce in un unico sito la biodiversità di oltre trenta nazioni, ponendo l’Umbria e l’Italia in un ruolo di responsabilità nella cooperazione scientifica e nella sicurezza alimentare globale.
Il materiale genetico della Domus Olear∑ dialoga fin da ora con le principali collezioni mondiali, in Italia e all’estero: quelle del CNR-IBE a Follonica, del CNR-IBBR e del CNR-ISAFOM a Lugnano in Teverina e Assisi, del CREA-OFA, le Banche Mondiali del Germoplasma di Cordoba, Marrakech e Izmir, insieme alle altre gestite dal Consiglio Olivicolo Internazionale. Non un progetto isolato, dunque, ma un nuovo nodo di una rete che l’Italia contribuisce a costruire da decenni.
Sul piano culturale, la collezione si propone come un archivio vivente e un museo della biodiversità, aperto su due fronti: da un lato scuole, università e centri di ricerca, per un percorso educativo a più livelli; dall’altro olivicoltori, agronomi e cultori della materia, per visite tecniche che raccontano, attraverso le piante stesse, una storia agricola millenaria.
I custodi
A rendere concreto, giorno dopo giorno, questo patrimonio è l’Azienda Agricola Di Murro, che ha messo a disposizione il proprio terreno a titolo non oneroso e che ne cura, sotto la guida scientifica del CNR-IBBR, l’innesto, la messa a dimora e la crescita nel tempo. Silvano Di Murro, fondatore dell’azienda, è la figura chiamata a custodire nei prossimi anni, con la stessa cura richiesta a un patrimonio genetico irripetibile, ciò che la ricerca ha isolato e distinto: un ruolo agronomico che affianca, sul terreno, quello scientifico condotto in laboratorio, e che si misura non in mesi ma in generazioni di piante. Un ruolo che si estende oltre la coltivazione: l’Azienda Di Murro sta già trasformando il sito in un polo attivo di divulgazione, aperto a chi vorrà avvicinarsi, nei prossimi anni, alla storia genetica dell’olivo
Nemo Monti Comunicazione





