di Giancarlo Pizzo

24 Gennaio 2026
Due giorni di incontri, cultura e territorio guidati dal Senatore Perosino tra cantine, trifulau e comunità. Canale ha vissuto un fine settimana capace di raccontare, più di qualsiasi slogan, la forza di un territorio che sa muoversi all’unisono. Al centro di questa energia collettiva c’è l’Enoteca Regionale del Roero, guidata dal Senatore Marco Perosino: presidente instancabile, regista silenzioso e mente ideatrice delle iniziative che hanno animato le giornate del 10 e 11 gennaio. Sotto la sua guida, l’Enoteca non è soltanto un luogo: è una regia, un laboratorio di idee, un punto di raccordo che dà forma e voce a produttori, tradizioni e visioni condivise. Un presidio che ispira, coordina e tiene insieme, rafforzato dalla collaborazione con Go Wine, realtà nazionale che da anni promuove la cultura del bere bene e consapevole. Un’alleanza naturale, che suggella una filosofia comune: valorizzare il vino come esperienza, conoscenza, incontro.

Un presidio che crea rete e comunità
Nel weekend del 10 e 11 gennaio l’Enoteca si è confermata motore culturale e organizzativo, capace di tessere relazioni e costruire un racconto corale. La sua abilità nel creare rete tra le cantine, nel coordinare eventi complessi e nell’accogliere la stampa con professionalità e calore ha dato alle due giornate un respiro ampio, condiviso, quasi orchestrale. A rendere il viaggio ancora più ricco è stata la presenza costante del Senatore Perosino e della addetta stampa dell’Enoteca, che hanno accompagnato i giornalisti con una cura quasi familiare: spiegazioni, aneddoti, cenni storici, dettagli tecnici e racconti di vita si sono intrecciati lungo il percorso, trasformando ogni momento in un tassello di un mosaico più grande.

Sabato 10 gennaio: la stampa in viaggio tra le cantine
Durante tutte le tappe, i giornalisti sono stati accompagnati dal Senatore Perosino e dalla sua instancabile addetta stampa, presenza discreta ma preziosa. Con aneddoti, ricordi, riferimenti a persone e luoghi, hanno arricchito ogni spostamento, trasformando il taccuino di viaggio in un racconto corale del Roero.
Taccuino di viaggio – 1ª tappa: Cantina Destefanis
Da vendita di vino sfuso a cenobio di cultura. La prima pagina del taccuino di viaggio conduce alla Cantina Destefanis, storica realtà di Valpone, frazione di Canale. Ad accogliere i giornalisti ci sono Federico Destefanis e la moglie Elena, custodi di una tradizione familiare che affonda le radici nei primi decenni del Novecento. L’esperienza inizia nella stanza sensoriale, dominata da un grande tavolo in legno massiccio volutamente inclinato: un gesto simbolico, quasi provocatorio, che invita a guardare il vino da una prospettiva diversa, privilegiando l’essenza rispetto alla forma. Accanto a questo ambiente colpisce una parete luminosa dove antiche damigiane sono esposte come opere d’arte. La luce le attraversa e ne esalta le curve, trasformandole in un’installazione che racconta il passaggio dalla vendita di vino sfuso alla bottiglia come strumento di identità e racconto del territorio.

Da qui si accede alla cosiddetta “stanza magica”, un ambiente raccolto che profuma di memoria e di tempo. Le pareti ospitano oggetti, fotografie, piccoli cimeli che narrano la storia della famiglia e del Roero. È uno spazio pensato per i cultori del vino e della filosofia, dove la degustazione si accompagna a prodotti del territorio in un’atmosfera intima, quasi meditativa. La degustazione propone uno spumante da Nebbiolo e Barbera, dal perlage fine, profumi di frutti bianchi, fiore di zagara, una lieve nota di pesca bianca. Al sorso è fresco, verticale, pulito, con una chiusura netta che invita al secondo assaggio. La visita si conclude con una merenda sinoira a base di tipicità locali: salumi, formaggi, pane fragrante. Un gesto semplice e autentico, che restituisce il senso pieno dell’ospitalità roerina.
2ª tappa: Azienda Pelassa
Il valore della memoria e lo sguardo al futuro
La seconda tappa porta i giornalisti all’Azienda Agricola Pelassa, dove ad accoglierli c’è la Signora Maria Teresa, moglie di Mario Pelassa, insieme ai figli Davide e Daniele; quest’ultimo ha guidato la visita, tracciando un racconto preciso, appassionato, ricco di dettagli tecnici e memorie familiari.
Prima dell’ inizio della visita, Daniele ci presenta il pensiero di famiglia “ La natura ci ispira, il vino ci emoziona “ questo è il fil rouge di tutto il pensiero dei Pelassa.

Lavoro in vigna meticoloso nel rispetto di un protocollo che in primo piano mette la biodiversità, ogni pratica è misurata per preservare identità del territorio.
La cantina è un esempio di tecnologia al servizio della tradizione: spazi impeccabili, vasche d’acciaio lucide, locali ordinati, una gestione rigorosa che non perde mai di vista il legame con la terra. Nel locale di maturazione, le botti in legno e le barrique sono allineate con cura quasi geometrica. Accanto a loro, una anfora: segno di una curiosità viva, di una volontà di sperimentare senza inseguire mode, ma con consapevolezza. Uno dei momenti più suggestivi è l’incontro con la moto di Mario Pelassa, esposta come un piccolo monumento domestico. È il mezzo con cui Mario percorreva il territorio per far conoscere i suoi vini, costruendo passo dopo passo la reputazione dell’azienda. Un oggetto che parla di fatica, di strada, di incontri.
Questa storia di impegno e radicamento si riflette nella filosofia della famiglia: per i Pelassa, è possibile catturare in bottiglia l’essenza di un territorio, trasformando la voce delle colline in un vino sincero, senza artifici.
La degustazione
Roero Arneis “Tucci” . Colore giallo paglierino brillante. Al naso fiori bianchi, pera, mela renetta, erbe aromatiche, una sottile vena minerale. Al palato è scattante, equilibrato, sapido, con una chiusura pulita che invita al sorso successivo

Durante la degustazione, la famiglia Pelassa offre salame contadino e toma locale: un abbinamento semplice, perfetto, che richiama la tavola di casa.
Roero due annate a confronto
L’annata più giovane esprime lampone, ciliegia, rosa canina, una freschezza dinamica e immediata.
L’annata più evoluta porta in primo piano frutta rossa matura, liquirizia, tabacco biondo, con tannini setosi e una profondità che invita alla riflessione. Un confronto che racconta, nel bicchiere, il tempo e la sua capacità di scolpire il carattere di un vino.
3ª tappa: Cantina Negro
Dove tutto nasce dalla terra e da un sogno
La terza tappa conduce i giornalisti alla Cantina Negro, una delle realtà simbolo del Roero. Ad accogliere il gruppo c’è Giovanni Negro, il patriarca, che apre le braccia come chi spalanca la porta della propria terra. Il suo racconto parte da una piccolissima realtà contadina, fatta di sacrifici, di giornate in vigna, di sogni che profumano di futuro. «Io non ho mai inseguito la grandezza – sembra dire ogni suo gesto – ho inseguito la terra. Lei ti ripaga solo se la rispetti.»
La cantina è un equilibrio raro tra tradizione e modernità: volte in mattone, igiene impeccabile, tini d’acciaio lucidi, locali di maturazione che ricordano un castello medievale. Il pavimento in basalto lavico dell’Etna è un dettaglio che sorprende e affascina, un ponte ideale tra terre diverse unite dalla stessa vocazione.

La visita si sposta poi nella sala con il caminetto acceso, dove il calore del fuoco avvolge l’ambiente e crea un’atmosfera familiare, quasi domestica. È qui che il vino incontra davvero le persone.
La degustazione nella sala col caminetto
Spumante “Giovanni” Metodo Classico Brut Nature. Perlage fine, naso elegante, note di crosta di pane, fiori bianchi, agrumi.
Al palato è cremoso, vibrante, con una freschezza che allunga il sorso.
Roero Arneis “Perdaudin”
Profumi di acacia, ananas, pera matura, una chiara impronta minerale. In bocca è pieno, equilibrato, con una chiusura sapida.
Roero Arneis 7 anni di evoluzione
Al naso emergono agrumi canditi, nocciola, zafferano, cenni di idrocarburo. Il sorso è complesso, profondo, dimostrazione concreta della capacità di invecchiamento dell’Arneis.
Roero “Ciabot San Giorgio”
Profumi di pesca, frutti rossi, spezie dolci, una vena balsamica.
Tannino importante ma ben integrato, struttura e finezza in dialogo costante.
Il menù della tradizione e il dolce della casa

Accanto ai vini, la famiglia Negro offre un menù semplice e autentico, fatto di prodotti del territorio: salumi, formaggi, pane fragrante, piccoli assaggi che raccontano la cucina roerina senza artifici.
A chiudere, un gesto che vale più di mille parole: le pesche sciroppate della famiglia, preparate secondo la ricetta di casa.
Profumate, morbide, dolci al punto giusto, sono un abbraccio di memoria e tradizione. Un dessert che non è solo un dolce, ma un modo per dire: questa è la nostra storia, e la condividiamo con voi.
4ª tappa: Azienda Vitivinicola Marsaglia
La quarta tappa conduce i giornalisti a Castellinaldo d’Alba, nell’Azienda Vitivinicola Marsaglia. Ad accoglierli ci sono Maria Teresa e la figlia Enrica, con un sorriso sincero e un’ospitalità spontanea che mette subito tutti a proprio agio. Prima ancora di entrare in cantina, il racconto parte dal territorio: colline ordinate, filari che seguono il profilo morbido del Roero, suoli sabbiosi che regalano ai vini freschezza e finezza. È un paesaggio che parla di equilibrio tra lavoro dell’uomo e natura. La cantina è a misura di famiglia: spazi raccolti, ordinati, un laboratorio curato, botti che promettono vini di carattere. Poi una piccola sorpresa: un “crotin” oggi vuoto, conservato come cimelio di famiglia. È una cavità che un tempo serviva per conservare il vino e i prodotti della terra, oggi memoria silenziosa di un passato contadino che la famiglia non vuole dimenticare. La visita prosegue nella grande cucina di casa, riscaldata da una cucina economica a legna che diffonde un tepore dolce e familiare. È qui che il vino incontra davvero la vita quotidiana.
La degustazione
Roero Arneis “Armonia”Al naso fiori bianchi, agrumi, mela verde, erbe aromatiche. In bocca è fresco, sapido, lineare, con una beva immediata e piacevole.
L’azienda possiede anche alveari, preziosi per la biodiversità: il miele che se ne ricava è profumato, fruttato, autentico. Un altro modo, dolce e luminoso, di raccontare il territorio. La tappa si chiude con una promessa non detta ma percepita: tornare alla Marsaglia.

5ª tappa: Cascina Chicco di Canale d’Alba
La quinta e ultima tappa del viaggio conduce i giornalisti all’Azienda Agricola Cascina Chicco, dove li attende un pomeriggio speciale, pensato come un vero concerto a due voci: quella del territorio e quella della comunità che lo custodisce.
All’arrivo, gli ospiti vengono accompagnati nel salone delle feste, un ambiente elegante e moderno, luminoso, curato nei dettagli, capace di unire funzionalità e calore. È uno spazio che racconta la volontà dell’azienda di aprirsi al pubblico con stile, senza perdere l’autenticità delle proprie radici.
A prendere la parola è il Senatore Marco Perosino, affiancato dai padroni di casa, i fratelli Enrico e Marco Faccenda. Nipoti di nonno Ernesto “ Chicu” il fondatore della azienda. Insieme offrono un resoconto appassionato delle attività svolte sul territorio: progetti condivisi, iniziative culturali, tutela del paesaggio, valorizzazione delle eccellenze locali, visioni per il futuro.
È un dialogo sincero, quasi confidenziale, che restituisce l’immagine di un Roero vivo, dinamico, capace di guardare avanti senza perdere le proprie radici.
Poi inizia il concerto a due voci di talentuose soprano; due ore di musica intensa, armoniosa, coinvolgente. Le note riempiono il salone, si intrecciano con i racconti ascoltati poco prima, diventano un abbraccio sonoro che unisce pubblico e territorio.

Un momento sospeso, quasi magico, che lascia nei presenti una sensazione di gratitudine e appartenenza.
Terminato il concerto, ha inizio la visita alla cantina storica, scavata direttamente nella collina.
Un luogo sorprendente, dove la roccia viva affiora e mostra cristalli di gesso che brillano alla luce soffusa. Il microclima naturale è perfetto: fresco, stabile, silenzioso. Un ambiente ideale per l’evoluzione lenta e armoniosa dei vini, che qui trovano il loro tempo e la loro identità.
Si prosegue nella cantina delle botti in legno, un ambiente che sembra uscito da una fiaba: volte morbide, profumo di legno e vino, file ordinate di botti che custodiscono il lavoro di un anno intero. È un luogo che invita al rispetto, alla contemplazione, alla consapevolezza del valore del tempo.
La visita si conclude con un piacevole aperitivo, un momento conviviale che riporta tutti alla leggerezza del presente.

In degustazione, il Metodo Classico Brut Rosé Natur: un vino elegante, dai profumi di frutti di bosco, amarene, petali di rosa selvatica. Al sorso è fine, fresco, vibrante, con una bollicina sottile che accarezza il palato e invita a un secondo assaggio. Un brindisi che diventa saluto, ringraziamento, promessa di ritorno.
Il XVI Raduno Nazionale dei Trifulau e dei “Tabui”
La domenica ha rappresentato il cuore pulsante del fine settimana roerina, con la sedicesima edizione del Raduno Nazionale dei Trifulau e dei “Tabui”, appuntamento ormai simbolo dell’identità locale.
Promosso dall’Enoteca Regionale del Roero, l’evento ha richiamato a Canale oltre 150 trifulau con i loro cani da tartufo, provenienti da diverse regioni italiane, insieme alle principali organizzazioni di categoria legate al mondo della trifola. Una partecipazione straordinaria, che conferma il Raduno come appuntamento di riferimento a livello nazionale, capace di crescere nel tempo mantenendo intatti autenticità e spirito identitario.

La mattinata si è aperta con il ritrovo dei partecipanti e la ricerca simulata del tartufo, seguita dalla tradizionale sfilata dei trifulau e dei tabui nel centro storico di Canale, accolta con grande interesse da pubblico e appassionati. I sindaci del Roero, insieme al presidente dell’Enoteca Regionale Marco Perosino, hanno guidato il corteo, dando un’immagine concreta di un territorio che sa fare squadra.
A seguire, il saluto delle autorità – fra gli altri gli assessori regionali Bongiovanni e Gallo, il senatore Bergesio, la benedizione dei cani e la consegna dei premi speciali di questa edizione hanno scandito un momento di forte valore simbolico e comunitario.

«Sono stati due giorni intensi ma di grande soddisfazione per l’Enoteca Regionale del Roero – ha dichiarato il Presidente Perosino –e i numeri di partecipazione confermano la bontà del lavoro svolto. Il Raduno dei Trifulau e dei Tabui, evento finale della Fiera del Tartufo, rappresenta un momento centrale per valorizzare il connubio tra vino e tartufo, una delle espressioni più alte dell’enogastronomia piemontese.
La presenza di oltre 150 trifulau con i loro cani, delle organizzazioni di categoria, delle autorità e di un pubblico numeroso e qualificato, insieme all’interesse dimostrato dai giornalisti ospiti, conferma il valore nazionale dell’evento e la sua efficacia sul piano promozionale e comunicativo. Un risultato che rafforza il ruolo dell’Enoteca nella promozione integrata delle eccellenze del territorio.»
Il Raduno si è inserito in un fine settimana più ampio di iniziative, avviato sabato con il tour dei giornalisti nelle cantine del Roero e lo spettacolo musicale “Un Brindisi in Voce e Suono per il Roero”, rafforzando il legame tra cultura del tartufo, vino e promozione del territorio

Un commiato che profuma di Roero
A chiudere il fine settimana, un momento di commiato che ha il sapore dell’arrivederci più che della conclusione.
Presso il Centro Polifunzionale di Piobesi d’Alba, nel primo pomeriggio, tutti i protagonisti di queste due giornate si sono ritrovati attorno alla stessa tavola: sindaci del territorio, aziende agricole, cantine, trifulau, giornalisti, volontari e amici del Roero. Una riunione conviviale che ha restituito, più di ogni discorso, l’immagine di una comunità unita.
Il menù del territorio, ricco di sapori autentici, è stato accompagnato da tutti i vini del Roero, presentati con competenza e passione dai sommelier AIS, che hanno guidato gli ospiti in un percorso sensoriale completo, dall’Arneis al Nebbiolo, dalle bollicine ai grandi rossi.

Ad allietare l’atmosfera, un duo musicale ha accompagnato il pomeriggio con melodie leggere e avvolgenti, creando un sottofondo armonioso che ha unito conversazioni, sorrisi e brindisi.
È in momenti come questo che si comprende davvero cosa significhi ospitalità roerina: un’accoglienza che non è solo servizio, ma cultura, identità, modo di essere.
Un calore che arriva al cuore delle persone e che lascia, in chi parte, la certezza di voler tornare.





