di Virgilio Pronzati

E’ ovvio che se si vuole qualcosa, ci si muove e si va a cercarla. Questo vale quasi per tutto. Lo stesso, anche per i migliori posti di ristoro. Non a caso questi ricercati locali, quasi sempre sono situati lontano da grandi centri e strade trafficate. Il perchè è semplice: per colmare l’handicap della lontananza dai centro città, propongono piatti sia di semplice ma saporosa matrice, che di grande complessità ed armonia, tutti realizzate con sceltissime basi, di cui spesso reperite nel loro territorio. Ora, senza voli pindarici, ma cercando di soddisfare umani desideri edonistici, cosa c’è di meglio che un pranzo o una cena dove, golosi e raffinati piatti, vi rimangono nella mente come ricordi indelebili.

Lo stesso come avviene colpendoci, per una persona a noi cara, un quadro, un libro, una canzone e perché no, un vino. Se a tutto questo si aggiunge la suggestività del luogo, l’intima atmosfera che vi si respira, nonché la calda e professionale accoglienza dei patron del locale, andarci non è solo un piacere ma d’obbligo. In questo caso per arrivare alla nostra meta, la premiata trattoria La Brinca, è necessario uscire dal casello autostradale di Lavagna, prendere la provinciale che porta nella Val Graveglia e, superati non pochi e irti tornanti, si arriva alla frazione Campo di Ne dove, circondata dal verde, è situata la trattoria.

Il perchè di questa scelta, trae origine dall’amicizia di un gruppo di cultori della buona tavola e gourmet. Verso la fine degli anni Novanta l’amico Lino Parodi, grossista al mercato ortofrutticolo di Genova e assaggiatore Onav, mi chiese a none di un gruppo di amici e colleghi, in primis Bruno Schenone e Gianni Parodi, se potevo indicargli i migliori ristoranti d’Italia con importanti cantine e, da ospite (fortunato), seguirli nel tour delle tavole più stellate delle regioni settentrionali.

Premetto che Lino Parodi e Bruno Schenone avendo ripetutamente testato i ristoranti Vissani e Villa Crespi e molti altri di haute cousin, potrebbero benissimo scrivere per guide gastronomiche. Memorabile la prima tappa nel famoso Ristorante Enoteca Pinchiorri a Firenze. Altrettanto, il seguente: Ristorante Dal Pescatore a Canneto sull’Olio. Entrambi insuperati Tre Stelle Michelin. Sono seguiti i ristoranti Guido da Costigliole Relais San Maurizio a Santo Stefano Belbo e La Ciao del Tornavento di Treiso, certamente tra i migliori con una stella.

Da segnalare la cena al ristorante La Manuelina di Recco che, anche se non stellato, ci ha deliziato con un menù di piatti di rara armonia, consigliato dal compianto Gianni Carbone. Tornando a La Brinca, troviamo ad accoglierci il patron Sergio Circella grande esperto di vini, olii extravergini e distillati di gran pregio. Solo la fornitissima cantina contenente diverse migliaia di pregiate bottiglie provenienti dall’Italia e dall’estero, vale sicuramente il viaggio.

Dopo le presentazioni di rito e le strette di mano, l’attesa visita alla cantina, dove troneggiano grandi Champagne, Barolo, Brunello di Montalcino, rinomati Chateaux di Bordeaux e Domaines di Bourgogne. Poi a tavola per un pranzo con menù degustazione, comprendente ben sette portate ed altrettanti vini. Un goloso percorso enogastronomico condotto con molta perizia e professionalità da Matteo Circella, figlio di Sergio, laureato in Economia e Commercio e premiato dalla Guida Michelin come Miglior sommelier del 2021.

Ecco il menù degustazione che riassume la storia della famiglia Circella.
Entrée: Il Pesto al mortaio su crostino con un invitante e sapido Champagne Brut Latitude Blanc de Blanc di Larmandier Bernier.
Cùniggiu Magro: ottima versione di “terra” dello storico Cappon magro, abbinato al sapido, minerale e pieno Etna Bianco Superiore Contrada Volpare 2023 di Maugeri.
Cabannina sotto sale: desueta ma ghiotta e indovinata portata, sposata all’ottimo (ricco al naso e in bocca) Bourgogne Pinot Noir 2023 del Domaine Jean Marc Millot.
Lattughe ripiene in brodo: squisite e accompagnate al fruttato e varietale Toscana Igt Cabernet Franc 2021 di Ampeleia.
Taglierini verdi al sugo di cortile: da bis, abbinati al Collio Bianco 2016 La Castellada, affinato un anno in barrique.
Tomaxelle: derivate dagli antichi tomacolum romani, accoppiate al Barolo Cerretta Riserva 2016 di Garesio.-
Latte dolce fritto: dolce di fanciullesca memoria abbinato al raro Picolit 2026 di Rocca Bernarda. Un mito dell’enologia italiana..
Biscotto Gelato Genovese: Ultima creazione di Pierangela, creativa moglie di Sergio Circella.

Contenti e soddisfatti gli otto commensali citati in ordine alfabetico: Fabio Lapini, Enzo Moriero, Gianni e Lino Parodi, Bruno e Giacomo Schenone., Franco Vignolo e chi ha scritto. Infine alcune positive considerazioni sul locale. Ampiamente meritati il riconoscimento di Miglior Trattoria d’Italia conferito da Paolo Massobrio, e le numerose recensioni pubblicate sulle più importanti guide gastronomiche e riviste di settore. Sull’abbinamento dei sette vini ai rispettivi piatti del citato menù, anche se opinabile in due casi, è senz’altro all’altezza dei migliori locali nazionali.

Foto 1- Al centro: Sergio Circella con gli otto “gourmet”
Foto 2 -Il Cuniggiu magro
Foto 3 -La Cabannina sotto sale
Foto 4 -Le Lattughe ripiene in brodo
Foto 5 I Taglierini verdi al sugo di cortile
Foto 6 – Le Tomaxelle
Foto 7 -Il Latte dolce fritto
Foto 8 Il Biscotto gelato genovese
Foto 9 – I Sette vini abbinati
Foto 10 – Parte della fornitissima cantina





