
11 Marzo 2026
LA VISIONE DI DERENONCOURT VIGNERONS CONSULTANTS SUL POTENZIALE ENOLOGICO ITALIANO
Ci sono momenti storici in cui un settore è chiamato a interrogarsi profondamente. Quello che sta vivendo oggi il mondo del vino è uno di questi e siamo tutti chiamati a rimettersi in gioco, tecnicamente, stilisticamente e commercialmente. In tali situazioni, c’è un ingrediente che differenzia i paesi più solidi da quelli che più vacillano davanti ad una tempesta e che permette di temperare una reazione immediata : la Cultura.
La Cultura rappresenta le basi solide, le radici che affondano in profondità, le fondamenta di una struttura. La Cultura italiana del vino fa di esso un elemento centrale nella vita di tutti. Venendo in Italia, lo si vive giornalmente, al centro delle tavole, e soprattutto nel cuore delle conversazioni nel tempo tramandate. Tecnicamente, lo si respira nei paesaggi viticoli, nelle traversate in mezzo ai filari di vigne secolari e maritate. Lo si respira parlando con le persone, i cui gesti sono il prolungamento di una tradizione ed i loro vini non sono prodotti ma una vera e propria forma di identità.
Nel tempo, tuttavia, su queste fondamenta tecniche e strutturali si sono stratificati ideali che talvolta hanno allontanato il vino e tutto il settore dalla sua funzione più autentica : essere l’espressione leggibile di un messaggio culturale proveniente da un ambiente profondo e articolato.
L’Italia del vino di domani non deve complicarsi ma ristrutturarsi su fondamenta semplici ma primarie, costruendo una visione contemporanea capace di valorizzare la ricchezza esistente attraverso una maggiore consapevolezza tecnica. Essere contemporanei non significa inseguire una tendenza, la Cultura insegna. E se la semplicità sarà una delle chiavi commerciali e divulgative del mondo del vino di domani per renderlo di nuovo attraente per tutti, le basi primarie devono tornare ad essere le fondamenta tecniche per la nascita di grandi vini.
Il grande vino è un insieme di piccoli dettagli che devono essere codificati e affinati in elementi tecnici validi e pragmatici. Per restituire centralità ai valori fondanti, un grande vino che porta un messaggio territoriale e culturale è composto da quattro grandi fondamenta : il suolo, la pianta, la vinificazione e l’affinamento. Attorno a questi pilastri il vignaiolo potrà costruire traiettorie viticole su misura che gli permettino di incarnare vino e visione.
IL SUOLO. L’Italia, da Nord a Sud, gode dei più grandi terroir e microclimi del mondo per produrre vino. Dalle più grandi definizioni di argillo-calcareo e alle più fini scisti e calco-scisti. Dalle sabbie granitiche, quelle vulcaniche e quelle dei terreni più colluvionali. In diverse esposizioni e altitudini. Un patrimonio unico per produrre vini identitari di terroir, che parlino intimamente di un luogo e di una cultura precisi. Nel sottosuolo esiste un universo parallelo, spesso poco esplorato per quanto meriterebbe. Perché non appropriarsene ? perché non studiarlo fino ai minimi particolari attraverso zonazioni per entrare ancora più in intimità e adattare le scelte tecniche per far trasparire nel vino questi patrimoni unici ? E’ qui che si costruisce la base dell’identità. Non esiste espressione territoriale senza conoscenza profonda del suolo. Non c’è più spazio per prodotti senza identità provenienti da zone non vocate. Il futuro richiederà sempre più vini capaci di far vivere un’esperienza e raccontare con chiarezza il luogo da cui nascono.
LA PIANTA. Intorno alla pianta orbitano la varietà e il materiale vegetale di questa. Con un patrimonio ampelografico unico, l’Italia rientra nei paesi in cui la sfida non è la ricerca dell’uvaggio autoctono perfettamente adattato ad un terroir. La vera sfida è individuare la sua migliore espressione genetica e vegeto-produttiva che permetta di avere dei grappoli dimensionati e dunque uve identitarie. Il tempo delle grandi rese è svanito: oggi anche gli uvaggi storicamente detti da “volume” possono ambire ad una scena importante nel palcoscenico ampelografico italiano se una profonda ricerca tecnica sarà messa in atto per isolare le selezioni massali e i più bei cloni, espressione unica dell’uvaggio. Per far risaltare questa ricchezza ampelografica è importante privilegiare al massimo la qualità per sottolineare l’unicità di ogni zona ed ogni regione.
LA VINIFICAZIONE. Come in cucina, ogni ingrediente ha bisogno di essere rispettato in modo da far risaltare le proprie qualità. Con requisito imprescindibile la giusta maturità dell’ingrediente. Con lo stesso approccio in cantina, ogni uvaggio, proveniente da un preciso terroir e vettore di un messaggio tannico e aromatico proprio, deve essere vinificato e interpretato con sensibilità. L’intensità di estrazione, la temperatura, la durata di macerazione.. come ogni ingrediente in cucina, ogni vasca in cantina ha bisogno delle sue attenzioni in base alle sue peculiarità intrinseche e deve essere interpretata su misura evitando protocolli universali. Rispettare cioé la materia prima creando un mosaico di lotti identitari, con sfumature diverse, che daranno vita all’assemblaggio finale, sia in bianco che in rosso. Che sia figlio di uno o più uvaggi, tramite questo il vignaiolo farà parlare la sua identità e le sue ambizioni.
L’AFFINAMENTO. Uno dei grandi punti di forza dell’Italia è la ricchezza pedologica che si sviluppa in molteplici differenti terroirs. Per questo nascono Riserve, Gran Selezioni, UGA. Una maniera unica per parlare in profondità di un luogo, di un territorio, tramite vini in grado di essere trasparenti. Per esserlo, serve rispetto e sensibilità nell’approccio soprattutto in termini di affinamento. Nella grande maggioranza dei casi i più grandi suoli e le più grandi parcelle danno vita a uve e quindi a vini fini, eleganti, che non necessitano di un affinamento dimostrativo per provarne la grandezza ma che, al contrario, rischia di uniformare. La “qualità” dell’affinamento troppo spesso gioca a giustificare il posizionamento del vino o il prezzo della bottiglia. Rivediamo e adattiamo gli itinerari di affinamento al vino e non il contrario, permettiamo al luogo di parlare e di esprimersi. Solo cosi renderemo il concetto di cuvée, Gran Selezione e UGA pertinente nel panorama enologico italiano, il quale ha bisogno di far parlare i suoi luogi unici e farli conoscere intimamente.
Intorno a questi quattro pilastri, routano migliaia di dettagli tecnici che vengono a completare un’opera che per essere solida, duratura e senza tempo, ha bisogno di basi solide, le fondamenta.
Negli ultimi anni troppo spesso l’attenzione si è spostata sui dettagli offerti dall’enologia moderna prima ancora di aver consolidato le basi : il ceppo di lievito di bioprotezione, la scelta del coadiuvante enologico, … queste battaglie enologiche superflue hanno preso il sopravvento diventando oggetto di dibattito e sostituendo riflessioni su argomenti più centrali e primari per adattare principi tecnici utili a costruire una visione contemporanea a lungo termine. Tra questi, alcuni obblighi dei disciplinari che bloccano potenzialmente lo sviluppo di qualche regione.
L’Italia è un patrimonio enologico mondiale. In ogni angolo si nasconde una parcella capace di generare un vino con un profilo preciso, riconoscibile, coerente con la propria cultura regionale. È un Paese di memoria e di trasmissione, dove i vignaioli raccolgono la ricca eredità delle generazioni precedenti. Con la coscienza di avere un patrimonio unico, è fondamentale riuscire a cogliere questa eredità con umiltà e coraggio per arrivare a reinterpretarla con sensibilità contemporanea. Riformulare un messaggio culturale che sia la forma autentica di un luogo ripartendo dalle fondamenta.
Derenoncourt Vignerons Consultants





