di Giancarlo Pizzo

Antonino Trimboli, âcourtierâ e pioniere dello Champagne deiâ recoltant manipulant â in Italia. E di unâereditĂ diventata impresa grazie alla figlia Francesca , unitamente ai compagni di viaggio Andrea Briano e Mauro Mirgovi.
Una notte nella CĂ´te des Blancs
Circa ventâanni fa, nel cuore della notte, in un piccolo albergo situato nella CĂ´te des Blancs, Antonino Trimboli bussò alla porta di un giovane appassionato di Champagne e compagno di viaggio, Andrea Briano. Non era un appuntamento mondano inerente qualche evento , era una chiamata di quelle che arrivano quando si è pronti ad ascoltare davvero.
Pochi minuti dopo erano in auto, I fari dellâauto illuminavano le tortuose strade di montagna ancora buie.
Una area di sosta fronteggiava la montagna con rocce calcaree: i due passeggeri si fermarono e attesero il sorgere del sole. Niente parole superflue. Solo attesa.
Quando lâorizzonte cominciò a schiarire, Antonino finalmente parlò. E lo fece come faceva sempre: senza spettacolo, con precisione.
âVedi Andrea questa alba maestosa da Cramant village, vedi il sole che illumina alcune aree vitate al suo sorgere, bene quelle sono le vigne dedicate allo Champagne piĂš importantiâ.
In quel momento non stava descrivendo solo un panorama. Stava consegnando una chiave: il vino non è un prodotto, è un luogo. E quel luogo, se impari a guardarlo, ti parla.

Antonino Trimboli, lâuomo che cercava âunâanimaâ
Col tempo, chi lo ha incontrato lo ha capito: Antonino Trimboli non era soltanto un esperto di Champagne. Era un interprete. Aveva un modo tutto suo di stare davanti a un calice: come se, oltre al profumo e alla struttura, ci fosse sempre unâaltra domanda da porre. La domanda piĂš difficile: chi câè dietro?
Per Antonino, la differenza fra una bottiglia eccellente e una bottiglia memorabile stava spesso in un dettaglio invisibile: un gesto ripetuto per generazioni, un suolo particolare, unâidea ostinata di coerenza. E soprattutto una persona â un vigneron â capace di mettere la propria firma, non con la penna, ma con le scelte.
Anni â60: un courtier in Fiat 600
Quella sensibilitĂ non nasce per caso. Antonino Trimboli inizia la sua attivitĂ di courtier negli anni â60. Ă unâaltra epoca: viaggiare è piĂš lento, piĂš incerto, piĂš fisico. E lui viaggia davvero.
A bordo di una Fiat 600, percorre le allora insicure strade, valica le Alpi, entra ed esce da villaggi e cantine alla ricerca di produttori di Champagne âcon unâanimaâ, con una personalitĂ riconoscibile. Non cerca il nome che fa scena: cerca la voce.
In quellâandare ostinato costruisce rapporti che, con il tempo, si consolidano e diventano amicizia: Selosse, Egly-Ouriet, Paul Bara.
E non solo: attorno a quei nomi crescono contatti, incontri, scambi, fino ad arrivare a circa sessanta maison. Ma la sua direzione resta ferma: capire il territorio e chi lo interpreta.
Terroir e vigneron, prima delle grandi maison

Câè un punto che, piĂš di ogni altro, definisce il contributo di Antonino: la scelta di puntare sul terroir e sul vigneron, anzichĂŠ sulla grande maison come unico riferimento.
Quando oggi si parla di âChampagne di territorioâ, di parcelle, di identitĂ dei cru, sembra naturale. Ma non lo è sempre stato. Antonino intuĂŹ presto che dentro lo Champagne esisteva un mondo parallelo: quello dei piccoli produttori capaci di esprimere un luogo con nitidezza, senza filtri.
E qui sta il suo grande merito: portare alla luce in Italia i RĂŠcoltant-Manipulant, i vignaioli che coltivano, vinificano e firmano il proprio Champagne. Un universo fatto di precisione, rischio, artigianalitĂ . E, quando va bene, poesia.
Oggi quel modo di leggere lo Champagne è diventato cultura diffusa. Allora era un atto di coraggio.
Il testimone passa: da unâalba a un progetto
La notte della piazzola e lâalba su Cramant, per Andrea, non furono un episodio da raccontare a cena. Furono una traccia. Un âprimaâ e un âdopoâ.
I due amici non lo sapevano ancora, ma di lĂŹ a poco Andrea avrebbe raccolto il testimone. E insieme a Francesca Trimboli e Mauro Mirgovi avrebbe dato vita a Trimboli Wine, importatori di Champagne e di altri vini di pregio.
Non una societĂ nata per âvendere bottiglieâ, ma per proseguire una filosofia: selezionare produttori che siano prima di tutto coerenti, raccontare il loro lavoro senza tradirlo, creare un ponte credibile fra le famiglie dello Champagne e chi, in Italia, cerca autenticitĂ .
Tre persone, tre competenze, unâunica direzione
Il pensiero di Antonino Trimboli oggi continua con Trimboli Wine. E continua attraverso tre ruoli complementari, che insieme fanno squadra.
Francesca, la lingua delle sfumature
Francesca, la figlia, porta avanti la parte piĂš delicata: la relazione. La conoscenza dei dettagli di ogni produttore, lâamicizia con ogni famiglia di vignerons, la capacitĂ di âstare dentroâ una storia senza invaderla.
Il suo eccellente francese non è solo uno strumento: è una chiave culturale. Le consente di percepire i minimi particolari terroir, vinificazione, filosofia aziendale e di cogliere ciò che spesso sfugge: le intenzioni, le sfumature, i non detti che in Champagne contano quanto le parole. In molti casi non è soltanto unâinterlocutrice: è, davvero, unâamica di famiglia.
Mauro, la struttura invisibile

Accanto a lei câè Mauro Mirgovi, la mente razionale: business man e logista. Ă lui che organizza con precisione la parte fiscale e amministrativa della Trimboli Wine, rendendo possibile ciò che dallâesterno sembra âsempliceâ. PerchĂŠ nel vino di pregio la magia del calice poggia su una macchina precisa: documenti, spedizioni, tempi, coordinamento.
Ogni azione è perfettamente coordinata dalla sua esperienza. E questa solidità , spesso invisibile, è ciò che permette alla visione di restare stabile nel tempo.
Andrea, lâaraldo sul territorio
E poi câè Andrea Briano, lâaraldo di Trimboli Wine: percorre il territorio dalla Sicilia al Tirolo, genera reti, ascolta, propone assaggi. Ă la figura che porta le bottiglie fuori dalla teoria e dentro i luoghi reali: ristoranti, enoteche, tavole, incontri.
Andrea possiede un magnetismo particolare: è un interlocutore affabile, capace di conquistare le platee di appassionati del mondo Champagne e non solo. Non impone: coinvolge. Non recita: racconta. E dentro quel racconto câè sempre un motore che non si spegne: un ricordo, una promessa fatta senza proclami, quella notte nella CĂ´te des Blancs.
Un fil rouge: scegliere senza tradire
Trimboli Wine, oggi, è guidata da unâidea chiara: lâeccellenza non si urla. Si riconosce. Si difende. E si propone con rispetto.
Importare Champagne e vini di pregio, in questa prospettiva, non è una corsa al nome piÚ noto. à piuttosto un lavoro di fedeltà : restare vicini ai produttori, far capire al pubblico le differenze, costruire fiducia bottiglia dopo bottiglia. In una parola: creare cultura.
Ă per questo che la storia sembra tornare sempre lĂŹ, a quellâalba: la luce che arriva e mette in evidenza alcune vigne prima di altre. Non per caso. Per natura. Per posizione. Per destino, forse.

E se una frase può diventare un manifesto, quella di Antonino lo è: la grandezza si riconosce quando la si sa guardare e quando si è disposti ad aspettare.





