
22 Settembre 2026
Dal 2011 una ricerca pionieristica in Abruzzo che ha fatto dell’anfora uno degli strumenti per interpretare il territorio.
Quindici anni di ricerca, sperimentazione e confronto con la materia. Fin dal suo primo imbottigliamento nel 2011 Cirelli introduce l’anfora nel proprio percorso produttivo, dando vita a una ricerca che negli anni è diventata una delle espressioni più riconoscibili della cantina.
«È stata una scelta pionieristica per l’Abruzzo, nata non dalla volontà di seguire una tendenza, ma dalla ricerca di uno strumento capace di accompagnare le uve nel processo di vinificazione lasciando emergere il più possibile il carattere del territorio» racconta il fondatore dell’azienda Francesco Cirelli.

Una ricerca iniziata nel 2011
Quando Cirelli imbottiglia i primi vini vinificati in anfora, la scelta rappresenta un approccio ancora poco esplorato nel panorama vitivinicolo italiano e in particolare in Abruzzo. L’anfora diventa uno strumento di ricerca, attraverso cui osservare il rapporto tra vitigno, suolo, annata e vinificazione.
Atri, nel cuore delle Colline Teramane, è il luogo nel quale questa ricerca prende forma. Il paesaggio dei calanchi e i suoli argillosi contribuiscono a definire un’identità territoriale precisa, che Cirelli sceglie di interpretare attraverso un linguaggio contemporaneo.
È in questa relazione tra territorio e metodo produttivo che l’anfora trova il proprio significato. Il suo utilizzo permette di accompagnare la fermentazione e l’affinamento senza introdurre gli stessi elementi aromatici tipici di altri materiali, mantenendo il focus sulle caratteristiche dell’uva e sulla loro evoluzione.
Il risultato è un vino nel quale l’anfora diventa uno strumento al servizio dell’identità territoriale. Una distinzione importante per Cirelli, che in quindici anni ha trasformato una scelta inizialmente sperimentale in un vero e proprio linguaggio produttivo.
Un tassello del mosaico
Nel corso di quindici anni la sperimentazione si consolida e si amplia, trasformando l’anfora da elemento di ricerca in una componente strutturale della cantina. Oggi l’azienda conta 25 anfore e continua a utilizzarle per diverse interpretazioni della propria produzione, mantenendo un approccio artigianale e una costante attenzione all’espressione delle singole uve.
«Per Cirelli oggi l’anfora non rappresenta un fine né un elemento identitario isolato, bensì un tassello di un mosaico più ampio, alla cui base ci sono agricoltura, biodiversità, suolo e territorio» – afferma Luigi Ulisse, CEO del gruppo vitivinicolo di cui Cirelli è parte dal maggio 2025 – «Il suo utilizzo nasce dalla volontà di accompagnare il vino senza sovrapporsi al carattere dell’uva e anche in futuro continuerà a essere uno strumento di ricerca e di interpretazione, un linguaggio contemporaneo attraverso cui l’azienda racconta l’Abruzzo e la propria idea di vino artigianale».
La Linea Anfora
La ricerca sviluppata dal 2011 trova oggi espressione nella Linea Anfora, il progetto che più rappresenta la lunga esperienza maturata da Cirelli nella vinificazione in questo antico recipiente. La gamma comprende Trebbiano d’Abruzzo DOC, Cerasuolo d’Abruzzo DOC, Montepulciano d’Abruzzo DOC e Abruzzo Pecorino DOC, a cui si aggiunge il Trebbiano d’Abruzzo DOC Amphora 2022, l’espressione della Linea dedicata ai lunghi affinamenti.
Una gamma che racconta non soltanto quindici anni di sperimentazione, ma anche la capacità di Cirelli di esplorare diverse espressioni del patrimonio viticolo abruzzese attraverso un unico linguaggio produttivo.
Alice Deboli





