di Giancarlo Pizzo

Il vino si può raccontare a partire dal bicchiere, oppure dal paesaggio che gli dà forma. La giornata ideata da Go Wine tra i vigneti del Castellinaldo Barbera d’Alba ha scelto la seconda via: entrare nelle colline, seguire il disegno delle vigne, ascoltare i produttori per comprendere da vicino perché questa sottozona sia oggi una delle espressioni più identitarie della Barbera d’Alba. A guidare il percorso, Massimo e Luca Corrado, interpreti di un racconto che ha intrecciato degustazione, cultura e senso del luogo.
Go Wine firma una giornata immersiva tra vigne, cantine e racconti di territorio, portando in primo piano una sottozona che nel Roero orientale custodisce una delle espressioni più nitide e convincenti della Barbera d’Alba.

Ci sono territori che non hanno bisogno di alzare la voce per farsi ricordare. Castellinaldo d’Alba è uno di questi. Qui il vino non è soltanto un prodotto agricolo o un’etichetta da esibire: è una forma di appartenenza, un racconto corale fatto di mani, stagioni, attese e ostinazione. In questo angolo preciso del Roero, la Barbera ha trovato negli anni una casa capace di restituirle profondità, equilibrio e identità, fino a diventare il simbolo più autorevole di una vocazione condivisa.
Go Wine conferma qui la sua vocazione più autentica: non limitarsi alla promozione del vino, ma costruire occasioni in cui il pubblico possa leggere un territorio attraverso i suoi paesaggi, i produttori, i vitigni e le storie che li tengono insieme. Fondata ad Alba nel 2001 e guidata da Massimo Corrado, l’associazione ha sviluppato negli anni una visione dell’enoturismo intesa come esperienza culturale, capace di andare oltre l’assaggio e trasformare ogni incontro in un momento di conoscenza. La Primavera del Castellinaldo Barbera d’Alba, realizzata in collaborazione con l’Associazione Vinaioli del Castellinaldo, presieduta dal dinanico Riccardo Grasso, si inserisce pienamente in questa idea: avvicinare il pubblico a una denominazione attraverso il contatto diretto con chi la vive e la custodisce ogni giorno.

La sottozona vitivinicola del Castellinaldo d’Alba è un areale ristretto e specifico all’interno della denominazione Barbera d’Alba DOC. La sua forza sta proprio nell’unicità: una porzione delimitata di territorio, riconosciuta per particolare prestigio nella coltivazione della Barbera, che oggi comprende sette comuni del Roero orientale. Castellinaldo d’Alba ne è il cuore, affiancato da Castagnito, Guarene, Vezza d’Alba, Canale, Priocca e Magliano Alfieri. Il riconoscimento ufficiale della sottozona è arrivato nel 2021, dopo un percorso di valorizzazione iniziato molti anni prima.
All’origine di questa storia c’è l’associazione Vinaioli di Castellinaldo, nata nel 1992 dalla volontà di un gruppo di viticoltori decisi a non disperdere il valore della propria terra. Fu una scelta insieme semplice e lungimirante: dare al vino il nome del borgo, “Castellinaldo”, e farne il portabandiera di una qualità costruita giorno dopo giorno, con sacrificio, rigore e visione. Da allora, il progetto non si è limitato alla promozione, ma ha cercato un riconoscimento sostanziale, fondato su regole più restrittive e su una precisa idea di origine.

Il punto centrale, per chi prova a comprendere davvero il Castellinaldo, è il terroir. Una sintesi di fattori concreti: suoli, esposizioni, clima, morfologia delle colline. In questa parte orientale del Roero, i terreni raccontano una storia diversa rispetto al Roero più sabbioso e scosceso. Qui prevalgono marne, calcare, limo e una presenza più contenuta di argilla; le colline sono più dolci e allungate, quasi una cerniera naturale tra il Roero e la Langa del Barbaresco. È in questo paesaggio, più antico dal punto di vista geologico, che la Barbera esprime da sempre un profilo armonico, equilibrato e particolarmente vocato all’eleganza.
Non tutte le colline, però, rientrano automaticamente nella sottozona. Le uve destinate a diventare Castellinaldo Barbera d’Alba DOC devono provenire esclusivamente dalla zona di origine designata, definita attraverso un lavoro di mappatura che ha selezionato solo le aree davvero coerenti con le caratteristiche storiche e pedoclimatiche del progetto. È anche in questa precisione che si misura l’ambizione del Castellinaldo: non allargare il racconto, ma renderlo più fedele.
Un territorio che ha scelto la precisione
Nell’intervista, Giancarlo Montaldo —storico consulente di organizzazione aziendale nel settore vitivinicolo e giornalista specializzato nei temi del vino e del cibo — ricostruisce con chiarezza il lungo cammino che ha portato Castellinaldo a diventare una sottozona riconosciuta. Il primo lavoro, spiega, si è concentrato sul solo comune di Castellinaldo tra il 1992 e il 2015. Poi, nel 2016, il progetto si è allargato alle porzioni più vocate di sei comuni confinanti, seguendo una logica non amministrativa ma geologica e culturale. A tracciare questa distinzione è anche la storica direttrice della Strada Statale 29, che separa il Roero orientale da quello più classico: due anime vicine, ma non sovrapponibili.
Secondo Montaldo, il rilancio decisivo arriva proprio nel 2016, quando la promozione lascia spazio a una nuova fase di definizione identitaria. Prima con il marchio collettivo “Castellinaldo”, poi con il progetto formale di regolamentazione avviato nel 2019, i produttori riescono in meno di due anni a ottenere la modifica del disciplinare del Barbera d’Alba, inserendo la sottozona e fissando regole più severe rispetto alla denominazione generale. Tra queste, una resa massima di 9,5 tonnellate per ettaro, una composizione minima dell’85% di Barbera e un affinamento di 14 mesi, di cui almeno 6 in legno e 3 in bottiglia.

La prima annata ufficiale è stata la 2021, anche se il decreto ha consentito il recupero delle vendemmie 2019 e 2020 per i produttori già conformi alle nuove regole. Le prime campagne, racconta Montaldo, non sono state facili: grandinate nel 2021 e nel 2023, caldo aggressivo e stress idrico nel 2022 e nel 2023, condizioni meteorologiche difficili nel 2024. Eppure, proprio questa sequenza di prove restituisce il senso più autentico del Castellinaldo: un vino nato in un territorio che non smette di misurarsi con la realtà, adattandosi senza perdere il proprio carattere. Il 2025, in questo quadro, viene indicato come un’annata splendida, quasi una promessa mantenuta dopo anni complessi.
Oggi la Barbera d’Alba conta complessivamente circa 1.650 ettari, con una produzione annua che oscilla tra 11 e 12 milioni di bottiglie. Castellinaldo, invece, resta una realtà piccola ma fortemente distintiva: al 31 dicembre 2025 la superficie vitata della sottozona si attestava intorno ai 19,73 ettari, per circa 142-150 mila bottiglie. Numeri contenuti, che non raccontano una debolezza ma una scelta precisa: crescere senza snaturarsi, custodendo la coerenza di un’identità costruita nel tempo. Secondo le proiezioni, il potenziale futuro esiste, ma la vera sfida resta quella di continuare a camminare con pazienza, senza tradire l’equilibrio tra ambizione e radici.
Più che una semplice sottozona, Castellinaldo oggi appare come un racconto compiuto di paesaggio, lavoro e visione. Dentro ogni bottiglia c’è una comunità che ha scelto di dare un nome preciso alla propria vocazione, difendendola nel tempo con rigore e pazienza. È questa fedeltà alla terra, prima ancora che al mercato, a rendere il Castellinaldo una delle vicende più credibili e interessanti del vino piemontese contemporaneo.

Il Test degustazione alla cieca
Il presidente Riccardo Grasso presenta il consorzio come una realtà coesa, impegnata nella valorizzazione del Castellinaldo Barbera d’Alba attraverso tutela del territorio, identità produttiva e costante ricerca della qualità.
Il ristorante Mongalletto ci ha ospitato in ampie e luminose sale per la degustazione tecnica “alla cieca” dedicata al Castellinaldo Barbera d’Alba, occasione per osservare con maggiore precisione il profilo espressivo delle diverse interpretazioni in assenza di condizionamenti esterni.
Le note che seguono sono state da noi rielaborate in un registro più tecnico, le cantine e l’impostazione valutativa originaria di ciascun campione.
Annata 2023
Ferrero Michele, Castellinaldo d’Alba esprime al naso un frutto rosso immediato. L’ingresso in bocca è fresco, scandito da una progressione acida ben profilata; la tessitura resta snella e dinamica, con chiusura agile, lineare e di buona pulizia.
Massucco F.lli, Castagnito presenta un profilo olfattivo rotondo, con richiami di frutto rosso maturo e una lieve sfumatura dolce ben controllata. In bocca l’ingresso è composto, la trama morbida ma ordinata; l’acidità sostiene l’insieme senza eccedere, accompagnando una chiusura equilibrata e regolare.
Az. Agr. Cravanzola, Castellinaldo d’Alba offre un quadro olfattivo franco e lineare, di immediata leggibilità. L’attacco gustativo è diretto, asciutto nella definizione; la tensione resta ben focalizzata e accompagna un finale essenziale, coerente e nitido.
Az. Agr. Sottero Silvana, Castellinaldo d’Alba si apre con un naso sottile e misurato, giocato su toni fini più che su ampiezza. In bocca il centro è composto, di buon garbo; la tessitura è delicata e accompagna una chiusura lieve, ordinata e armoniosa.
Morra Stefanino, Castellinaldo d’Alba propone un profilo olfattivo sobrio, sostenuto da una vena fresca ben percettibile. L’ingresso è equilibrato, con una struttura ben sorretta dall’acidità; la tessitura resta composta e conduce a un finale nitido, di buona tenuta gustativa.
Tonino Marchisio, Castellinaldo d’Alba mostra al naso un impatto inizialmente raccolto e discreto. L’ingresso in bocca è invece più ampio e progressivo, con materia che si distende con gradualità; la struttura acquista profondità e accompagna una chiusura di buon allungo.
Cascina Chicco, Canale evidenzia al naso una traccia più minerale che fruttata, subito ripresa in bocca da un ingresso teso e sapido. La progressione è essenziale, ben scandita dall’acidità; la chiusura, precisa e asciutta, restituisce una chiara definizione territoriale.
Az. Agr. Margherita s.s., Castellinaldo d’Alba esprime un profilo olfattivo pieno, sostenuto da frutto maturo e buona avvolgenza. In bocca l’ingresso è energico, con dinamica viva e ben ritmata; la struttura accompagna un finale continuo, di piacevole persistenza.
Annata 2022
Teo Costa, Castellinaldo d’Alba presenta al naso un profilo più sottile ma ben definito, con richiami di frutto maturo e lieve speziatura. L’ingresso in bocca è fresco e ordinato; la struttura è piena ma ben sostenuta, con chiusura composta e persistente.
Cascina Torniero, Castellinaldo d’Alba esprime al naso una definizione misurata, funzionale a un sorso di chiara impostazione verticale. L’attacco gustativo è teso, sostenuto da un’acidità precisa; la trama resta lineare e conduce a una nitida e ben centrata.
Cascina del Pozzo, Castellinaldo d’Alba propone un profilo olfattivo di frutto maturo e buona intensità. In bocca l’ingresso è deciso, con materia solida e presenza immediata; la tessitura è compatta e accompagna una chiusura di notevole impatto.
Cantina del Nebbiolo, Vezza d’Alba mostra al naso un’impostazione più austera che espansiva. L’ingresso in bocca è strutturato, con freschezza e trama tannica a definire con decisione l’ossatura; la chiusura è compatta, asciutta e coerente con il profilo del campione.
Allerino Giovanni, Castellinaldo d’Alba esprime al naso un quadro aromatico ampio, tra frutto scuro e sfumature floreali. L’ingresso è slanciato, sostenuto da una verticalità ben percepibile; la tessitura resta piena ma ordinata, con chiusura lineare e di buona persistenza.
La Granera, Castellinaldo d’Alba propone al naso un’impronta più tradizionale, con frutto maturo, spezia dolce e lieve eco terrosa. In bocca l’ingresso è ampio, con sviluppo progressivo e intensità ben conservata; la chiusura è piena, di buon impatto aromatico.
Cascina Goregn, Castagnito, con il suo Castellinaldo Barbera d’Alba A Luigi 2022, presenta al naso un frutto nitido e immediato. L’ingresso in bocca è agile, sostenuto da una freschezza ben presente; la trama resta leggera ma tesa, con chiusura snella e scorrevole.
Marchisio Family, Castellinaldo d’Alba offre un profilo olfattivo essenziale ma ben centrato. In bocca emerge con decisione una verticalità importante, che imprime direzione al sorso; la tessitura accompagna con continuità una chiusura lunga, ordinata e ben sviluppata.
Annata 2021
Marsaglia, Castellinaldo d’Alba esprime al naso un profilo evoluto e complesso, di buona ampiezza sensoriale. L’ingresso in bocca è caldo e avvolgente, con struttura profonda e sviluppo autorevole; la componente alcolica è ben presente ma integrata, accompagnando una chiusura ampia e persistente.
Baudevin, Castagnito presenta al naso un timbro fine e nobile, con richiami aromatici di buon rilievo e una cifra elegante. In bocca l’ingresso è misurato ma continuo, la tessitura raffinata e ben composta; la chiusura è distinta, armoniosa e di bella persistenza.
Nel complesso, la degustazione ha restituito un quadro ampiamente positivo, mettendo in evidenza una qualità diffusa e una coerenza stilistica apprezzabile tra tutti i campioni assaggiati. Pur nelle differenti sfumature espressive, ciascun vino ha mostrato elementi di interesse sul piano dell’equilibrio, della tenuta gustativa e della riconoscibilità territoriale, confermando ottimo livello dell’insieme e la solidità qualitativa della denominazione in degustazione.
Al termine della degustazione, la giornata è proseguita in un piacevole momento conviviale a tavola, che ha ulteriormente valorizzato il senso dell’iniziativa. Il menu ha proposto vitello tonnato, risotto al Barbera di Castellinaldo con fonduta di Castelmagno e una panna cotta con eccellenti fragole del territorio, completata da una riduzione di Barbera. A rendere ancora più partecipato il finale, il banco di assaggio è rimasto aperto per ulteriori verifiche e conferme nei calici, favorendo confronto, dialogo e convivialità. Un epilogo riuscito, che ha raccolto ampio plauso e ha dato ulteriore forza a un’iniziativa capace di coniugare degustazione tecnica, identità territoriale e piacere della condivisione.
Un territorio che ha scelto la precisione
Nell’intervista, Giancarlo Montaldo —storico consulente di organizzazione aziendale nel settore vitivinicolo e giornalista specializzato nei temi del vino e del cibo — ricostruisce con chiarezza il lungo cammino che ha portato Castellinaldo a diventare una sottozona riconosciuta. Il primo lavoro, spiega, si è concentrato sul solo comune di Castellinaldo tra il 1992 e il 2015. Poi, nel 2016, il progetto si è allargato alle porzioni più vocate di sei comuni confinanti, seguendo una logica non amministrativa ma geologica e culturale. A tracciare questa distinzione è anche la storica direttrice della Strada Statale 29, che separa il Roero orientale da quello più classico: due anime vicine, ma non sovrapponibili.
Secondo Montaldo, il rilancio decisivo arriva proprio nel 2016, quando la promozione lascia spazio a una nuova fase di definizione identitaria. Prima con il marchio collettivo “Castellinaldo”, poi con il progetto formale di regolamentazione avviato nel 2019, i produttori riescono in meno di due anni a ottenere la modifica del disciplinare del Barbera d’Alba, inserendo la sottozona e fissando regole più severe rispetto alla denominazione generale. Tra queste, una resa massima di 9,5 tonnellate per ettaro, una composizione minima dell’85% di Barbera e un affinamento di 14 mesi, di cui almeno 6 in legno e 3 in bottiglia.
La prima annata ufficiale è stata la 2021, anche se il decreto ha consentito il recupero delle vendemmie 2019 e 2020 per i produttori già conformi alle nuove regole. Le prime campagne, racconta Montaldo, non sono state facili: grandinate nel 2021 e nel 2023, caldo aggressivo e stress idrico nel 2022 e nel 2023, condizioni meteorologiche difficili nel 2024. Eppure, proprio questa sequenza di prove restituisce il senso più autentico del Castellinaldo: un vino nato in un territorio che non smette di misurarsi con la realtà, adattandosi senza perdere il proprio carattere. Il 2025, in questo quadro, viene indicato come un’annata splendida, quasi una promessa mantenuta dopo anni complessi.
Oggi la Barbera d’Alba conta complessivamente circa 1.650 ettari, con una produzione annua che oscilla tra 11 e 12 milioni di bottiglie. Castellinaldo, invece, resta una realtà piccola ma fortemente distintiva: al 31 dicembre 2025 la superficie vitata della sottozona si attestava intorno ai 19,73 ettari, per circa 142-150 mila bottiglie. Numeri contenuti, che non raccontano una debolezza ma una scelta precisa: crescere senza snaturarsi, custodendo la coerenza di un’identità costruita nel tempo. Secondo le proiezioni, il potenziale futuro esiste, ma la vera sfida resta quella di continuare a camminare con pazienza, senza tradire l’equilibrio tra ambizione e radici.
Più che una semplice sottozona, Castellinaldo oggi appare come un racconto compiuto di paesaggio, lavoro e visione. Dentro ogni bottiglia c’è una comunità che ha scelto di dare un nome preciso alla propria vocazione, difendendola nel tempo con rigore e pazienza. È questa fedeltà alla terra, prima ancora che al mercato, a rendere il Castellinaldo una delle vicende più credibili e interessanti del vino piemontese contemporaneo.
Il Test degustazione alla cieca
Il presidente Riccardo Grasso presenta il consorzio come una realtà coesa, impegnata nella valorizzazione del Castellinaldo Barbera d’Alba attraverso tutela del territorio, identità produttiva e costante ricerca della qualità.
Il ristorante Mongalletto ci ha ospitato in ampie e luminose sale per la degustazione tecnica “alla cieca” dedicata al Castellinaldo Barbera d’Alba, occasione per osservare con maggiore precisione il profilo espressivo delle diverse interpretazioni in assenza di condizionamenti esterni.
Le note che seguono sono state da noi rielaborate in un registro più tecnico, le cantine e l’impostazione valutativa originaria di ciascun campione.
Annata 2023
Ferrero Michele, Castellinaldo d’Alba esprime al naso un frutto rosso immediato. L’ingresso in bocca è fresco, scandito da una progressione acida ben profilata; la tessitura resta snella e dinamica, con chiusura agile, lineare e di buona pulizia.
Massucco F.lli, Castagnito presenta un profilo olfattivo rotondo, con richiami di frutto rosso maturo e una lieve sfumatura dolce ben controllata. In bocca l’ingresso è composto, la trama morbida ma ordinata; l’acidità sostiene l’insieme senza eccedere, accompagnando una chiusura equilibrata e regolare.
Az. Agr. Cravanzola, Castellinaldo d’Alba offre un quadro olfattivo franco e lineare, di immediata leggibilità. L’attacco gustativo è diretto, asciutto nella definizione; la tensione resta ben focalizzata e accompagna un finale essenziale, coerente e nitido.
Az. Agr. Sottero Silvana, Castellinaldo d’Alba si apre con un naso sottile e misurato, giocato su toni fini più che su ampiezza. In bocca il centro è composto, di buon garbo; la tessitura è delicata e accompagna una chiusura lieve, ordinata e armoniosa.
Morra Stefanino, Castellinaldo d’Alba propone un profilo olfattivo sobrio, sostenuto da una vena fresca ben percettibile. L’ingresso è equilibrato, con una struttura ben sorretta dall’acidità; la tessitura resta composta e conduce a un finale nitido, di buona tenuta gustativa.
Tonino Marchisio, Castellinaldo d’Alba mostra al naso un impatto inizialmente raccolto e discreto. L’ingresso in bocca è invece più ampio e progressivo, con materia che si distende con gradualità; la struttura acquista profondità e accompagna una chiusura di buon allungo.
Cascina Chicco, Canale evidenzia al naso una traccia più minerale che fruttata, subito ripresa in bocca da un ingresso teso e sapido. La progressione è essenziale, ben scandita dall’acidità; la chiusura, precisa e asciutta, restituisce una chiara definizione territoriale.
Az. Agr. Margherita s.s., Castellinaldo d’Alba esprime un profilo olfattivo pieno, sostenuto da frutto maturo e buona avvolgenza. In bocca l’ingresso è energico, con dinamica viva e ben ritmata; la struttura accompagna un finale continuo, di piacevole persistenza.
Annata 2022
Teo Costa, Castellinaldo d’Alba presenta al naso un profilo più sottile ma ben definito, con richiami di frutto maturo e lieve speziatura. L’ingresso in bocca è fresco e ordinato; la struttura è piena ma ben sostenuta, con chiusura composta e persistente.
Cascina Torniero, Castellinaldo d’Alba esprime al naso una definizione misurata, funzionale a un sorso di chiara impostazione verticale. L’attacco gustativo è teso, sostenuto da un’acidità precisa; la trama resta lineare e conduce a una nitida e ben centrata.
Cascina del Pozzo, Castellinaldo d’Alba propone un profilo olfattivo di frutto maturo e buona intensità. In bocca l’ingresso è deciso, con materia solida e presenza immediata; la tessitura è compatta e accompagna una chiusura di notevole impatto.
Cantina del Nebbiolo, Vezza d’Alba mostra al naso un’impostazione più austera che espansiva. L’ingresso in bocca è strutturato, con freschezza e trama tannica a definire con decisione l’ossatura; la chiusura è compatta, asciutta e coerente con il profilo del campione.
Allerino Giovanni, Castellinaldo d’Alba esprime al naso un quadro aromatico ampio, tra frutto scuro e sfumature floreali. L’ingresso è slanciato, sostenuto da una verticalità ben percepibile; la tessitura resta piena ma ordinata, con chiusura lineare e di buona persistenza.
La Granera, Castellinaldo d’Alba propone al naso un’impronta più tradizionale, con frutto maturo, spezia dolce e lieve eco terrosa. In bocca l’ingresso è ampio, con sviluppo progressivo e intensità ben conservata; la chiusura è piena, di buon impatto aromatico.
Cascina Goregn, Castagnito, con il suo Castellinaldo Barbera d’Alba A Luigi 2022, presenta al naso un frutto nitido e immediato. L’ingresso in bocca è agile, sostenuto da una freschezza ben presente; la trama resta leggera ma tesa, con chiusura snella e scorrevole.
Marchisio Family, Castellinaldo d’Alba offre un profilo olfattivo essenziale ma ben centrato. In bocca emerge con decisione una verticalità importante, che imprime direzione al sorso; la tessitura accompagna con continuità una chiusura lunga, ordinata e ben sviluppata.
Annata 2021
Marsaglia, Castellinaldo d’Alba esprime al naso un profilo evoluto e complesso, di buona ampiezza sensoriale. L’ingresso in bocca è caldo e avvolgente, con struttura profonda e sviluppo autorevole; la componente alcolica è ben presente ma integrata, accompagnando una chiusura ampia e persistente.
Baudevin, Castagnito presenta al naso un timbro fine e nobile, con richiami aromatici di buon rilievo e una cifra elegante. In bocca l’ingresso è misurato ma continuo, la tessitura raffinata e ben composta; la chiusura è distinta, armoniosa e di bella persistenza.
Nel complesso, la degustazione ha restituito un quadro ampiamente positivo, mettendo in evidenza una qualità diffusa e una coerenza stilistica apprezzabile tra tutti i campioni assaggiati. Pur nelle differenti sfumature espressive, ciascun vino ha mostrato elementi di interesse sul piano dell’equilibrio, della tenuta gustativa e della riconoscibilità territoriale, confermando ottimo livello dell’insieme e la solidità qualitativa della denominazione in degustazione.
Al termine della degustazione, la giornata è proseguita in un piacevole momento conviviale a tavola, che ha ulteriormente valorizzato il senso dell’iniziativa. Il menu ha proposto vitello tonnato, risotto al Barbera di Castellinaldo con fonduta di Castelmagno e una panna cotta con eccellenti fragole del territorio, completata da una riduzione di Barbera. A rendere ancora più partecipato il finale, il banco di assaggio è rimasto aperto per ulteriori verifiche e conferme nei calici, favorendo confronto, dialogo e convivialità. Un epilogo riuscito, che ha raccolto ampio plauso e ha dato ulteriore forza a un’iniziativa capace di coniugare degustazione tecnica, identità territoriale e piacere della condivisione.





