
09 Aprile 2026
Il 2025 si conferma un anno complesso e selettivo per i gruppi vinicoli quotati a livello globale. La concomitanza di fattori strutturali e congiunturali ha inciso in modo significativo sulle performance del settore, mentre le prospettive per il 2026 restano caratterizzate da elevata incertezza.
Nel corso dell’anno si è registrata la sovrapposizione di dinamiche sfavorevoli: la contrazione dei consumi globali di vino, le tensioni geopolitiche culminate con l’introduzione dei dazi statunitensi – mercato che rappresenta mediamente tra il 30% e il 40% dell’export per molti produttori europei e australiani – e la pressione inflazionistica che ha ridotto il potere d’acquisto nei principali mercati. Tali elementi hanno avuto un impatto diretto sui bilanci aziendali, nella maggior parte dei casi sotto pressione, riflettendosi sull’andamento dei titoli nei mercati finanziari.
Il settore ha progressivamente perso attrattività agli occhi degli investitori. Se in passato il numero limitato di player quotati e le aspettative di operazioni di aggregazione avevano sostenuto le valutazioni, il rallentamento delle attività di M&A e il deterioramento del contesto macroeconomico hanno raffreddato l’interesse. La Borsa resta uno strumento rilevante per sostenere progetti di crescita di lungo periodo, ma i principali gruppi italiani non quotati non mostrano segnali di apertura a una quotazione nel breve termine.
COLOSSI IN DIFFICOLTÀ
Tra i casi più rilevanti si distingue Treasury Wine Estates, il cui titolo ha perso oltre la metà del valore nel 2025, passando da 10,78 a 5,24 dollari australiani, per una capitalizzazione scesa a circa 3,2 miliardi di dollari australiani (pari a 1,95 miliardi di euro). Il gruppo è stato penalizzato dalla debolezza della domanda premium negli Stati Uniti e in Cina. A partire da ottobre, la nomina del nuovo amministratore delegato Sam Fischer ha segnato un cambio di rotta, con l’avvio di un piano pluriennale di riduzione dei costi, la sospensione del dividendo e la cancellazione del buyback azionario previsto per il 2026. Contestualmente, la società ha registrato una svalutazione degli asset statunitensi pari a circa 988 milioni di dollari australiani, chiudendo il semestre con una perdita netta di 649 milioni.
Andamento negativo anche per Australian Vintage, che ha registrato una flessione del 20% del valore azionario. Il distributore tedesco Hawesko ha segnato un calo del 23,2%, risentendo della debolezza dei consumi interni e della contrazione dell’e-commerce rispetto ai picchi pandemici.
Performance in calo anche per le maison dello Champagne: Laurent-Perrier (-9,8%), Lanson-Bcc (-8,5%) e Maison Pommery Associé (-8,2%), penalizzate dal rallentamento della domanda di bollicine premium dopo anni di forte crescita.
ITALIANI ALLA FINESTRA
L’unica presenza italiana tra i principali gruppi mondiali è Italian Wine Brands (Iwb), che nel 2025 ha registrato una flessione del 3,9%, passando da 22,27 a 21,40 euro per azione, con una capitalizzazione di 181 milioni di euro a fine anno. I ricavi si sono attestati a 395,9 milioni di euro, sostanzialmente stabili nonostante il contesto sfidante e una crescita dei volumi. La tenuta dei mercati di Regno Unito e Canada ha in parte compensato la flessione negli Stati Uniti, ma il mercato continua a mantenere un atteggiamento prudente.
CHIAREZZA E PRUDENZA PREMIANO
In controtendenza si distingue Naked Wines, che ha registrato un rialzo del 59,9%. La performance è legata al piano di rilancio presentato nella primavera 2025, che ha previsto la liquidazione di circa 40 milioni di sterline di scorte in eccesso e una revisione al rialzo degli obiettivi di redditività.
Risultati positivi anche per il gruppo canadese Andrew Peller, con un incremento del 33,5% e una capitalizzazione di circa 152 milioni di euro. In territorio positivo si collocano inoltre AdVini (+5,6%), grazie a una gestione prudente in un contesto difficile per i vini d’alta gamma francesi, e il gruppo tedesco Schloss Wachenheim (+2,6%).
PROSPETTIVE 2026
Dopo un 2025 caratterizzato da forte pressione sul settore, il 2026 si apre con prospettive ancora incerte. Il peggioramento del contesto economico e geopolitico continua a influenzare le aspettative degli investitori. Più dei risultati economici, è lo scenario complessivo a determinare il sentiment del mercato, mantenendo elevata la cautela nei confronti del comparto vinicolo quotato.
PAMBIANCO Communication
Milena Forgiarini





