
13 Febbraio 2026

rande entusiasmo tra i produttori italiani presenti a Wine Paris, la fiera parigina alla sua quarta edizione, che si ès volta a Parigi dal 9 all’11 febbraio al centro espositivo Paris Porte de Versailles registrando una presenza italiana record con oltre1.350 espositori su 6.500 totali. Passeggiando tra gli stand, l’ultimo giorno di expo, il sentimento raccolto è stato decisamente positivo.«Wine Paris è una fiera che sta crescendo sempre di più, anno dopo anno, e a mio avviso diventerà la fiera più importante d’Europa per il mondo del vino. Abbiamo registrato una presenza assidua dei nostri clienti, mentre in termini di trend prosegue l’interesse per i no alcol, anche se bisogna dire che si parla tanto di questa tipologia di bevande ma per l’Italia, almeno per quanto ci riguarda, i volumi sono ancora molto scarsi, mentre nel Nord Europa a tutti gli effetti si iniziano a registrare numeri sempre più importanti. Les Grands Chais de France è leader nella produzione di no alcol, nonché una delle prime aziende a investire in questo segmento, con macchinari di proprietà. Si conferma anche il grande interesse per i Crémant e per tutti quei vini che garantiscono una beva scorrevole e “leggera”, vini che non facciano legno per garantire sempre più un consumo easy to drink». A dirlo è Romina Romano, country manager Italia diLes Grands Chais de France, uno dei più grandi gruppi vinicoli francesi. Lo conferma ancheStefano Girelli, proprietario di Santa Tresa e Azienda agricola Cortese di Vittoria (RG), che dichiara: «L’esperienza a Wine Paris è stata estremamente positiva. È una fiera sicuramente destinata a crescere sempre di più, con tantissimi buyer di qualità, tre giorni organizzati molto bene, logistica perfetta, costi corretti di tutti i servizi, niente code, niente scioperi. Quest’anno faremo ancora ProWein a Dusseldorf ma sarà probabilmente l’ultimo. A Parigi per Santa Tresa e Azienda agricola Cortese è andata molto bene: tutto il mercato UK e Irlanda era presente, c’erano molti operatori americani, scandinavi, ma anche tedeschi e del Nord Europa. Tra i nostri vini, hanno registrato grande interesse l’Orange e il Frappato, ma anche il Rosa di Santa Tresa che dall’annata 2025 , tra poco in commercio, sarà un blend a base di Nerello Mascalese e Frappato».DallaSicilia passiamo all’Alto Adige, presente con uno stand collettivo capitanato dal Consorzio Vini Alto Adige, a cui hanno aderito 26 produttori sudtirolesi, tra cuiCantina Valle Isarco. Il direttore generale della cantina, ArminGratl, esprime molta soddisfazione: «Questo è il nostro primo anno a Wine Paris e siamo molto soddisfatti: abbiamo fatto il doppio di contatti della ProWein di Düsseldorf dell’anno scorso, fiera che facciamo da 15 anni e che vediamo sempre più in calo. A Parigi abbiamo avuto una trentina di appuntamenti, la metà dei quali tutti potenziali clienti perl’ 80% provenienti da Paesi europei e per il 20% da Australia, Giappone, Taiwan, Stati Uniti, Russia e anche Germania.L’interesse è su tutta la gamma dei nostri vini, con il Kerner che si sta ritagliando sempre più attenzione e gradimento anche sui mercati internazionali».Secondo anno a Wine Paris perProposta Vini, uno dei principali player della distribuzione enologica italiana: «È il secondo anno che partecipiamo a Wine Paris con uno stand dedicato–spiegaAndrea Girardi, alla guida dell’azienda assieme al padre Gianpaolo–. Secondo il mio punto di vista, logisticamente è fenomenale, è un bel momento in calendario, un luogo dove incontrare buyer da tutto il mondo e trovare anche chicche e curiosità. Proposta Vini ha un dipartimento estero e su Parigi abbiamo due agenti: per noi, quindi, è un momento per incontrare operatori parigini e francesi, oltre che importatori da tutto il mondo, in particolare noi abbiamo avuto interessanti contatti con Norvegia,Grecia, Polonia, Spagna e Belgio. Quanto ai trend, per quanto ci riguarda, abbiamo registrato molto interesse per i vini fermi italiani, di ottimo rapporto qualità prezzo e di denominazioni nuove. C’è voglia di scoprire nuovi vini e nuoviterritori, a prezzi accessibili».Mariano Buglioni, proprietario dell’omonima cantina della Valpolicella, conferma il sentiment: «Wine Paris stadi ventando sempre di più un riferimento internazionale del settore, non solo per merito della città meravigliosa cheospita la fiera e che, viste le dimensioni, permette di non avere disagi con i trasporti e nella prenotazione di alberghi e ristoranti. Anche il software della fiera ha contribuito notevolmente a far sì che buyer e produttori potessero mettersi in collegamento in maniera semplice e diretta, risultando uno strumento di grandissimo aiuto. Per il 2027 si parla di uno spostamento del padiglione Italia dal 5, subito all’ingresso della fiera, all’1, ma a questo penseremo il prossimo anno».AncheGiuseppe Scala, titolare della cantina calabrese Santa Venere(Cirò-KR),insieme al fratello Francesco, concorda sull’importanza strategica della manifestazione: «Wine Paris oggi è una delle fiere internazionali più strategiche per il settore vino, soprattutto per il mercato europeo e per l’export. Negli ultimi anni è cresciuto tantissimo in termini di presenze e qualità dei buyer, noi partecipiamo da 4 anni e abbiamo sempre trovato un contesto molto dinamico, con operatori realmente interessati a sviluppare business.In questa edizione abbiamo riscontrato un flusso costante di visitatori qualificati, con incontri mirati e concreti. Rispetto ad altre fiere, Wine Paris si distingue per
l’organizzazione e per la qualità del pubblico: meno curiosi e più professionisti realmente interessati. Il sentiment tra operatori e buyer è di cauto ottimismo, il mercato è sicuramente complesso e competitivo ma c’è voglia di lavorare, costruire relazioni solide e puntare su prodotti che abbiano identità, qualità e una storia autentica da raccontare. Si percepisce attenzione ai temi della sostenibilità, del posizionamento prezzo e della riconoscibilità del brand. Tra i nostri prodotti che hanno riscosso più interesse c’è sicuramente Cirò a base di Gaglioppo per il suo profilo distintivo e per il rapporto qualità-prezzo. In generale abbiamo notato grande attenzione per i vini con forte identità territoriale, produzioni sostenibili e capaci di distinguersi in un mercato sempre più affollato».
Michela Pesenti





