
24 marzo 2026
Se la regione di Lana in Alto Adige dovesse essere rappresentata da un oggetto, questo sarebbe senz’altro uno scrigno, dal momento che custodisce piccoli gioielli preziosi e rari che la rendono unica. Tra i tanti, c’è anche il sommelier della mela, Stefan Gögele, una figura nata per raccontare il territorio, trasformando un frutto apparentemente semplice in un universo complesso fatto di aromi, tecniche, conoscenze e passione. D’altra parte, nella regione di Lana, la mela non è semplicemente un prodotto agricolo, ma un elemento identitario al centro dell’economia locale, che accompagna la vita quotidiana, la cultura e l’ospitalità.

La formazione di Stefan unisce teoria e pratica e abbraccia ambiti diversi come la conoscenza delle varietà, la sensorica, la coltivazione, la trasformazione, l’alimentazione, la retorica e l’utilizzo creativo della mela in cucina, fino a culminare in un esame finale che certifica una competenza completa. Tuttavia, ciò che distingue davvero un sommelier della mela è la capacità di conoscere la mela in tutte le sue sfaccettature, comprendendone il percorso che va dalla coltivazione nel frutteto fino al momento in cui viene gustata, sviluppando così una visione globale e profonda del prodotto.
Questa conoscenza si intreccia spesso con un’esperienza diretta sul campo, perché molti sommelier della mela, come Stefan, sono anche produttori che vivono quotidianamente il lavoro agricolo e che vedono in questo percorso formativo un modo per valorizzare ulteriormente la propria attività, arricchendola con la possibilità di condividere saperi ed emozioni con gli ospiti.
Stefan, infatti, è proprietario del Callhof, maso biologico a Lana, immerso nella quiete della natura, dove organizza degustazioni di mele che assumono un ruolo centrale nell’esperienza turistica, in occasione di Lana in Fiore e per tutta la stagione estiva; Stefan diventa così un vero e proprio narratore della realtà locale, capace di accompagnare gli ospiti in un viaggio che attraversa stagioni, sapori e tradizioni. In queste esperienze la mela si rivela in tutta la sua versatilità, dalla fase della coltivazione tra i filari alla raccolta nei mesi autunnali, fino al momento in cui viene trasformata o gustata, offrendo uno sguardo autentico sulla vita contadina e sulla passione che anima ogni giornata di lavoro.
Il sommelier della mela non si limita a spiegare, ma coinvolge, stimola i sensi e crea connessioni, trasformando ogni incontro in un’esperienza immersiva che lascia un ricordo duraturo. In questo contesto il visitatore scopre quanto la mela possa essere sorprendente, non solo per la varietà dei suoi sapori, ma anche per il ruolo che riveste nella gastronomia locale, dove diventa ingrediente capace di dialogare con altri prodotti del territorio in modo creativo ed equilibrato.
Tra le competenze del sommelier della mela c’è il food pairing, che rappresenta uno degli aspetti più affascinanti di questa figura: saper interpretare le caratteristiche di ogni varietà per abbinarla a ingredienti diversi, creando armonie inaspettate. Un esempio emblematico è l’incontro tra la mela Scilate – Envy™ e lo Speck, in cui la dolcezza naturale e la succosità del frutto si fondono con la sapidità e le note affumicate del salume, dando vita a un equilibrio gustativo raffinato che sorprende e conquista al primo assaggio. Questa capacità di valorizzare la mela in cucina dimostra quanto questo frutto possa andare oltre il consumo quotidiano, trasformandosi in protagonista di esperienze gastronomiche innovative e coinvolgenti.
Tra le varietà più apprezzate da Stefan emerge la Ipador – GIGA®, una mela dal carattere deciso che colpisce per il suo aroma fruttato con leggere note tropicali e per il perfetto equilibrio tra dolcezza e acidità, capace di regalare un’esperienza sensoriale intensa e memorabile. La sua polpa soda, croccante e succosa contribuisce a rendere ogni morso particolarmente piacevole, trasmettendo una sensazione di freschezza che rimane impressa nel tempo, proprio come il paesaggio che la circonda.
Questa attenzione alle varietà si collega direttamente alla cura con cui vengono coltivate, perché in Alto Adige la melicoltura rappresenta un esempio virtuoso di equilibrio tra qualità e sostenibilità, con metodi che spaziano dall’agricoltura integrata a quella biologica e biodinamica, tutti accomunati dal rispetto per l’ambiente e dalla volontà di produrre frutti sani e genuini. In particolare, la coltivazione biologica, molto diffusa nella zona di Lana, si distingue per l’utilizzo di mezzi naturali e per la promozione della biodiversità, elementi che contribuiscono a preservare il paesaggio e a garantire un prodotto di alta qualità. Il sommelier della mela diventa così anche interprete di questi valori, raccontando ai visitatori non solo il gusto, ma anche le scelte etiche e ambientali che stanno dietro ogni raccolto, offrendo una prospettiva completa che arricchisce l’esperienza turistica.
Allo stesso tempo, la mela si rivela un alimento prezioso anche dal punto di vista nutrizionale, racchiudendo fibre, vitamine e sostanze fitochimiche che contribuiscono al benessere dell’organismo, confermando la saggezza del noto proverbio secondo cui una mela al giorno può aiutare a mantenersi in salute. La presenza di pectina favorisce la digestione e il senso di sazietà, mentre le vitamine e i composti naturali presenti soprattutto nella buccia rendono questo frutto un alleato quotidiano per uno stile di vita equilibrato.
In Alto Adige, grande attenzione viene dedicata al momento della raccolta, perché è proprio quando la mela raggiunge il giusto grado di maturazione che esprime al meglio le sue qualità nutrizionali e organolettiche, un aspetto che il sommelier sa spiegare con competenza e passione, rendendo ogni assaggio ancora più consapevole.
In questo modo, il viaggio nella regione di Lana si trasforma in un’esperienza completa che coinvolge tutti i sensi e arricchisce il visitatore non solo dal punto di vista gastronomico, ma anche culturale ed emotivo. Il sommelier della mela diventa il filo conduttore di questo percorso, una figura capace di unire tradizione agricola, innovazione turistica e cultura del gusto, offrendo un modo nuovo di scoprire il territorio e di viverlo in profondità.
Nadia Scioni





