di Virgilio Pronzati

13 Aprile 2025

Sebastiano Renda Area Manager Ho.Re.Ca mentre illustra la storia dell’Azienda Carlo Pellegrino
Pochi vini italiani possono vantare un bagaglio storico quanto il Marsala. Un vino dalle tradizioni bicentenarie, “punta di diamante” della produzione vitivinicola siciliana, che ancor oggi, a dispetto delle mode e dei tempi, rappresenta degnamente nel mondo l’enologia nazionale.
Quasi sinonimo della solare e pittoresca Sicilia, il Marsala ha origini certamente inconsuete, essendo per nascita, legato alla lontana Inghilterra; un Paese che sin dal 1700 era già al vertice del consumo dei vini liquorosi, fra cui il celebrato Madera. Essendo allora l’isola di Madera sotto il controllo dei Francesi, i commercianti inglesi, nell’impossibilità di approvvigionarsi dell’omonimo vino, cercarono altrove un vino dalle caratteristiche simili.

Sebastiano Renda con alcuni clienti ospiti
L’idea di crearlo (qualora non fosse stato già reperibile) venne ovviamente ad un inglese: il commerciante John Woodhouse di Liverpool.
Se non del tutto casuale, l’incontro di Woodhouse con quel vino che diverrà Marsala, ebbe origine da scopi diversi.
Sbarcato a Marsala (dall’arabo Mars a Allah: Porto di Allah) nel 1770 per commerciare ceneri di soda, Woodhouse si accorse che il vino prodotto in loco con una miscela di uve dei vitigni Grillo, Catarratto, Inzolia e Damaschino, aveva caratteristiche simili al Madera.

Altri clienti ospiti
Unico problema, il trasporto. Infatti per impedire al vino di alterarsi durante il lungo viaggio verso l’Inghilterra, vi aggiunse dell’acquavite di vino; da qui la nascita del Marsala. Pochi anni dopo, nel 1773, John Woodhouse sbarcando in Inghilterra col primo carico di 70 “pippe” (tradizionali botti siciliane della capienza di circa 455 litri, pari ognuna a 100 galloni imperiali), ottenne fama e denaro, grazie anche alle particolari caratteristiche di pregio che distinguevano il Marsala dai già affermati vini iberici.

Daniela La Porta Area manager nord-est con clienti ospiti
Nel 1806, un altro inglese, Benjamin Ingham, spinto dal successo di Woodhouse, impiantando anch’egli a Marsala un grande stabilimento enologico, applicò per primo il metodo “soleras” al Marsala, esportandolo in America latina ed in Australia.
Ma il merito di far diventare grande ed importante il Marsala nel mondo, spetta a Vincenzo Florio, già importante uomo d’affari (proprietario di ben otto tonnare e creatore della Compagnia di navigazione omonima), acquistando l’incolto terreno situato tra i due stabilimenti degli inglesi, nel 1832 costruì un grande complesso per la produzione del Marsala.
Passati vent’anni ed avendovi profuso ingenti investimenti (200.000 ducati, pari ad oltre 6 miliardi di oggi), aumentò la qualità del suo già valido Marsala, portandolo in breve tempo a superare, sia nella qualità che nella commercializzazione, il prodotto delle aziende concorrenti inglesi.

Altri sodisfatti clienti ospiti
Un necessario prologo per arrivare a Carlo Pellegrino, l’ultimo in ordine di tempo dei grandi personaggi del Marsala e dei vini siciliani. Fondata a Marsala dal notaio e viticoltore Paolo Pellegrino con l’aiuto del figlio Carlo nel lontano 1880, esattamente 20 anni dopo lo storico sbarco di Giuseppe Garibaldi a Marsala, l’azienda Carlo Pellegrino & C. Spa, nel giro di pochi anni passò da azienda a conduzione familiare ad una delle più importanti industrie enologiche di Marsala e dell’intera Sicilia. Con la scomparsa di Paolo Pellegrino, le redini dell’azienda passarono al figlio Carlo e alla moglie Josephine Despagne, gentildonna francese, figlia dell’enotecnico Oscar Pierre Despagne, originario del Sauternais.
Oggi al timone della storica azienda dando ulteriore dinamicità e profitti, ci sono i parenti Pietro Alagna, presidente e Benedetto Renda, amministratore delegato. Insomma una bella storia di famiglia che va avanti da ben centoquarantacinque anni che tiene conto delle tradizioni ma con chiare e concrete proiezioni verso il futuro, tutelando l’ambiente e salvaguardando la salute di chi ci lavora e del consumatore.

Sebastiano Renda con i dieci vini serviti a tavola
Cinque tenute a coltivazione biologica, di cui una leader a Pantelleria che danno origine a circa quaranta pregiati prodotti.
Nell’ottica di valorizzare al meglio i suoi vini nell’ambito nazionale, in particolare nell’alta ristorazione, Sebastiano Renda col suo staff ha promosso lo scorso diciotto marzo un incontro enograstronomico di assoluto rilievo al ristorante stellato San Giorgio di Genova, il più prestigioso locale della città.
Un locale di sobria eleganza e raffinatezza, gestito con innata passione, tenacia e molta professionalità dal patron e figlio d’arte Danilo Scala.

L’Executive chef Samuele Di Muro col suo team di cucina
Già nel 1985 i suoi genitori Teresa e Giorgio Scala conducevano con successo il ristorante U Fundegu di Albisola Superiore.
Dopo diciassette anni di lavoro e soddisfazioni, la famiglia Scala ritorna a Genova dove da vita al San Giorgio, situato prima in via Rimassa e poi nell’attuale sede di Viale Brigata Bisagno, sempre nel signorile quartiere della Foce.
Danilo Scala perseguendo il non facile obiettivo della qualità a tutti i costi, la ricerca maniacale di sceltissime basi alimentari stagionali, piatti d’autore coniugando tradizione e innovazione, squisita accoglienza e perfetta esecuzione del servizio di sala, la straordinaria carta dei vini con oltre millecinquecento prestigiose etichette premiata da Wine Spectator, ha meritatamente ottenuto l’ambita stella Michelin.

Sebastiano Renda con a fianco la sommelier Olga Donici
Un importante traguardo da condividere in parte con il giovane e geniale executive chef Samuele Di Muro e, per il perfetto abbinamento cibo-vino, dalla bravissima sommelier AIS Olga Donici. Un plauso doveroso, al personale di sala. Non solo. La famiglia Scala a Genova è sinonimo di ottima ristorazione. Oltre a Danilo col suo San Giorgio, ci sono Roberto, Andrea e Romina, rispettivamente, con il Ristorante San Giorgio Marina a Sestri Ponente e, nel centro storico, il Ristorante Santa Teresa e l’Osteria au Fundegu.

Deliziose Perle di Genova ripiene di pesto
Ecco il menù del conviviale incontro a cui oltre lo staff di Pellegrino, hanno partecipato come ospiti, noti operatori del settore. Montanara con burrata, pomodorino e basilico. Crocchetta di galletto al curry, Arancine bianche di carne mista, in abbinate a La Grande Famille Metodo Classico brut, Gibelè Zibibbo IGT 2024, Dianthà Terre Siciliane IGT 2024. Crudo di gambero di Santa Margherita, zucca e porcini abbinato a Il Salinaro Grillo Doc 2024.

Lattughine ripiene di carne in brodo di galletto
Perle di Genova abbinate a Isesi Bianco Pantelleria Doc 2022. Lattughine ripiene di carne in brodo di galletto abbinate a Senaria Grillo Superiore Doc 2023.
Agnello, topinambur e ceci abbinato a Finimondo! Terre Siciliane IGT 2023 e Capoarso Perricone IGT 2022.
Crème Caramel al NES abbinata a NES
Passito Naturale di Pantelleria Doc 2023. Pasticceria secca abbinata a Old John Marsala Superiore Riserva Semisecco Doc 1998.
Capita raramente di trovare abbinamenti così centrati. La sapidità dei bianchi secchi riequilibrava la paciosa morbidezza di alcuni piatti, mentre in altri esaltava gli umori salsi e silvestri.
I due rossi sapidi, appena tannici ma speziati, conferivano al piatto una totale armonia. Lo stesso per i vini dolci: non per contrasto ma per concordanza.
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Irrinunciabile Crème Caramel al NES

Il Patron Danilo Scala tra Olga Donici e Samuele Di Muro

Famiglia Scala
Nella foto in evidenza:
Da six: Alessia Rivano, Daniela La Porta, Sebastiano Renda, Danilo Scala, Olga Donici, Giancarlo Moretto e Giovanni De Martino





