di Virgilio Pronzati

09 Marzo 2026
Se il tema di questa trentatreesima edizione di Chianti Classico Collection è “vino è cultura” non poteva esserci sede migliore. La Toscana è un vero proprio museo a cielo aperto. Vino e vite ne sono i fedeli ed antichi testimoni. Opere di famosi letterati, pittori e scultori ne raccontano da secoli e quotidianamente un patrimonio non solo culturale ma identitario ed esclusivo che rende unica questa regione.

Se è ormai noto che l’Italia del vino è al vertice nella produzione mondiale, non tutti sanno che la prima denominazione di origine al mondo è nata in Toscana Nel 2016 sono stati festeggiati i Trecento anni del Chianti Classico. Confini, vitigni, comuni e tutela di questa grande zona citati nei bandi emessi dal Granduca Cosimo III de’ Medici nel lontano 1716. Quindi i primi modelli di un disciplinare d’origine e di consorzio di tutela. In tempi più recenti, nel Decreto Ministeriale del 31/7/1932 che ne tutela la storica zona è aggiunto il suffisso Classico.

Di seguito, il riconoscimento Doc col DPR del 9/8/1967, la Docg col DPR del 2/7/1984 e, nel 1996, il Chianti Classico diventa una Docg autonoma. Da decenni il Chianti Classico è una delle aree vitivinicole italiane più conosciute all’estero, dove c’è un naturale connubio tra territorio e vino. La sua area di produzione è situata tra Firenze e Siena, comprendente i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti e Radda in Chianti per intero e, in parte, quelli di Barberino Val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa.

Nel contesto del vino, questa regione non è seconda a nessuno. Storia, tradizione, ricerca e fattiva dinamicità, sono i fattori vincenti che ne hanno fatta la testa di ponte della nostra enologia. L’ultimo esempio, oltre il marchio dal Gallo Nero più ringalluzzito, l’importante modifica di alcune norme al Disciplinare di produzione approvate nel gennaio 2013, dall’Assemblea dei Soci del Consorzio Vino Chianti Classico.

Un po’ quello che avvenne nel Medoc nel lontano 1885. Al vertice della piramide della qualità il Chianti Classico Gran Selezione. Vini prodotti da una sola vigna o da più vocati vigneti delle singole aziende, con minimo 30 mesi d’invecchiamento, di cui almeno 3 d’affinamento in bottiglia. La gradazione alcolica minimo del 13%, l’acidità totale minima 4,5% g/litro e l’estratto non riduttore minimo 26 g/litro. Inoltre, come per tutti i Docg, l’idoneità al consumo, previe analisi chimiche e organolettiche delle commissioni preposte.

Al secondo stadio, nel mezzo della piramide, il Chianti Classico Riserva con due anni d’invecchiamento, di cui tre mesi d’affinamento in bottiglia, a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo alla vendemmia, con gradazione alcolica minima del 12,5%. Alla base, il Chianti Classico Annata, che deve essere immesso al consumo dal 1° ottobre dell’anno successivo alla vendemmia, con gradazione alcolica minima del 12%. Mentre le norme nel vigneto sono: Sangiovese 80-100%, altri vitigni a bacca rossa ammessi dalla Regione Toscana massimo 20%, resa di uve per ettaro massimo 75 quintali (2 kg a ceppo).

Tutto questo e non solo, è espresso al meglio nell’Anteprima Chianti Classico Collection che da trentatré anni si tiene della storica Stazione Leopolda di Firenze. Vetrina e degustazione unica al mondo, che richiama ogni anno il meglio della stampa specializzata mondiale e migliaia di visitatori che ruotano nel mondo del vino. Una duegiorni (lunedì16 e martedì 17 febbraio 2026) dei record: ben 223 i produttori e 551 Chianti Classico in degustazione nelle tipologie Annata, Riserva e Gran Selezione, serviti impeccabilmente da una brigata di oltre cinquanta sommelier. Questo nella Collection, mentre ai banchi dei produttori tanti altri vini bianchi, rossi e Vin Santo Doc per un totale di seicentoottanta etichette. La più grande degustazione di Chianti Classico al mondo.

Entrando nel dettaglio, i cinquecentoquarantasette (a me mancavano quattro vini) Chianti Classico erano così suddivisi. Settantuno dell’annata 2024 di cui 42 da botte; Novantacinque dell’annata 2023 di cui 47 da botte; Quaranta dell’annata 2022 di cui 17 da botte; Nove dell’annata 2021; Due dell’annata 2020; Quattro dell’annata 2019; Uno dell’annata 2018. Le Riserve: Uno del 2024; Trentacinque del 2023 di cui 17 da botte; Sessantasei del 2022 di cui 33 da botte; Trentanove del 2021 di cui 13 da botte; Sedici del 2020 di cui sette da botte; Quattro del 2019 di cui due da botte; Due del 2018, Uno del 2017; Uno del 2016. Gran Selezione: Sedici del 2023 di cui sette da botte; Cinquantaquattro del 2022 di cui ventinove da botte; Cinquantasette del 2021 di cui ventinove da botte; Sedici del 2020 di cui nove da botte; Dodici del 2019 di cui quattro da botte; Sei del 2018 di cui tre da botte; Uno del 2017; Uno del 2016. Considerazioni: Per Riserve e Gran Selezione di 5 o 6 anni è preferibile non porre in degustazione quelli da botte.

Globalmente, i Chianti Classico di ognuna delle categorie, si sono espressi al meglio delle rispettive annate, con particolare pregio quelli del 2022, 2020, 2019, 2018 e 2016. Quelli delle annate più recenti, saranno più armonici tra alcuni anni. Il 90% delle Riserve e Gran selezione va dall’ottimo all’eccellente! Altri assaggi: Buoni i sette Vinsanto di diverse annate e i dieci Olio Extravergine del Chianti Classico 2025. Il primo giorno la conferenza stampa del Presidente Giovanni Manetti e la nomina Chianti Classico Ambassador ad Honorem al polacco

Tomasz Prange-barczynski. Alla sera, la grande e raffinata cena con i produttori nell’ambito del suggestivo Teatro del Maggio Fiorentino.
Ottima come sempre l’ospitalità. Un doveroso ringraziamento a Massimo Rossi Delegato Ais di Arezzo e responsabile del servizio vini alla Leopolda per avermi messo a disposizione le professionali sommelier Alessandra Mantilli e Catalina Tudose.
Foto 1: Il lungo tavolo con tutti i Chianti Classico in degustazione
Foto 2: L’affollato salone dei 223 produttori
Foto 3: Il Presidente del Consorzio Chianti Classico Giovanni Manetti
Foto 4: L’esterno del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Foto 5: I giornalisti Alessandra Piubello e Roberto Giuliani
Foto 6: La freelance e sommelier Claudia Paracchini e la sommelier Catalina Tudose
Foto 7: Lo stand dell’Olio Extravergine del Chianti Classico
Foto 8: Il mitico Massimo Rossi Delegato Ais di Arezzo
Foto 9: La sommelier Alessandra Mantilli





